ECONOMIA

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Porto Canale, tre mesi per una soluzione

Preoccupa il futuro dei lavoratori che, dal 2 settembre, rischiano di ritrovarsi senza stipendio e senza lavoro
il porto canale (archivio l unione sarda ungari)
Il Porto Canale (Archivio L'Unione Sarda - Ungari)

La call per le manifestazioni d'interesse per la gestione del Porto Canale, in scadenza lo scorso 31 maggio, è stata prorogata al 31 agosto.

E, nel frattempo, si cerca una soluzione per i lavoratori in cassa integrazione sino al 2 settembre.

Una partita che si gioca su due campi: l'Autorità portuale sta cercando un soggetto interessato alla gestione. Attività che, ovviamente, si è bloccata a causa del lockdown: gli advisor incaricati di avviare le trattative non sono potuti venire a Cagliari per effettuare quei sopralluoghi che sono propedeutici a un'eventuale trattativa.

Una situazione intricata. Anche se qualche spiraglio c'è: alcuni operatori del settore sarebbero decisamente interessati alla gestione del Porto Canale. Chiedono, però, la soluzione di alcuni ostacoli, in particolare, l'eliminazione dei vincoli paesaggistici e la realizzazione della zes (zona economica speciale).

Preoccupa maggiormente, in questa fase, il futuro dei lavoratori che, dal 2 settembre, rischiano di ritrovarsi senza stipendio e senza lavoro. A Roma sono in corso una serie di incontri per trovare una soluzione.

In particolare, sono molto attivi l'assessore regionale al Lavoro Alessandra Zedda e il sottosegretario al ministero per lo Sviluppo economico Alessandra Todde. Ci sono almeno tre soluzioni possibili ma, in questa situazione, servirebbe anche un coinvolgimento dell'ex gestore, la Cict, che, invece, in questa fase, sta inviando al tavolo delle trattative soltanto i liquidatori.

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