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Il metano tra incertezze e vantaggi. Ecco qual è la posta in gioco del grande progetto

Il “Progetto Integrato” comprende una dorsale per il trasporto del gas connessa con la penisola
la posa di un tubo di un metanodotto
La posa di un tubo di un metanodotto

Dire soltanto che la spesa energetica della Sardegna si ridurrà di circa 400 milioni di euro all’anno con la metanizzazione rischia di non dare un’idea esatta della portata del progetto. Per capire meglio occorre aggiungere quanto risparmierà ogni singolo cittadino, quanto risparmierà ogni industria dell’Isola, quali sono le ricadute sul territorio di un investimento di un miliardo e mezzo di euro che, attualizzato, supererà i due miliardi. E quali sono le potenzialità di sviluppo, ad esempio sulle auto o sui camion alimentati a gas o sulle navi che – secondo le più recenti normative – dovranno essere alimentate obbligatoriamente a Gnl, cioè il gas che passerà (o meglio dovrebbe passare) in Sardegna. O quanto si ridurranno le emissioni di CO2.

Al netto della disputa politico-ambientalista che mette in dubbio la parte più consistente del progetto – la dorsale – a vantaggio di un elettrodotto (da progettare) che collegherebbe Campania, Sicilia e Sardegna - proviamo a capire quali sono i benefici del modello scelto da Enura, la joint venture tra Snam e Sgi, che dovrebbe realizzare la metanizzazione in Sardegna.

Il modello

Il modello prescelto è quello del “Progetto Integrato”, che comprende una dorsale per il trasporto del gas connessa con la penisola. Ciò dovrebbe consentire ai consumatori sardi -come nel resto d’Italia- di approvvigionarsi di gas con prezzi in linea con il cosiddetto “Punto di scambio virtuale”, aumentando il potere di acquisto delle famiglie, la produttività delle imprese locali e, in teoria, il livello occupazionale dell’isola. Un punto, questo, messo recentemente in discussion da Arera (l’Authority che regola il prezzo dell’energia e del gas), secondo cui i costi della metanizzazione dovrebbero essere spalmati sulla bolletta dei sardi e non su quelle di tutti gli italiani, come previsto dal “Patto per la Sardegna” siglato nel 2016 tra il governo Renzi e la giunta Pigliaru. («Il Governo si è impegnato a far sì che il metano arrivi nelle case dei cittadini residenti in Sardegna, e che ci arrivi a un prezzo uguale o minore rispetto a quello che viene pagato dai cittadini residenti nel continente italiano», dichiarò l’ex presidente della Regione nel giorno della firma).

Risparmi e vantaggi

Secondo lo studio di Snam, utilizzando come riferimento i prezzi medi dei vari combustibili rilevati nel 2019, i risparmi generati attraverso la sostituzione dei combustibili attuali con gas naturale importato attraverso il Progetto Integrato ammonterebbero, per un cliente residenziale con un consumo medio di 600 mc/anno, tra 350 e 700 euro all’anno a seconda dei combustibili sostituiti. Per un’utenza industriale con un consumo medio di 200,000 mc/anno, il risparmio stimato sarebbe di 35.000 euro all’anno, Iva esclusa Detto della riduzione della spesa energetica complessiva, Snam stima che il calo delle emissioni di CO2 possa arrivare al 20-25%, con un risparmio in termini di costo sociale del carbonio fino a 23 milioni di euro all’anno anno, andando nel contempo a sostituire gli altri combustibili maggiormente climalteranti.

Un altro dei vantaggi sarebbe legato allo sviluppo del mercato del Gnl (il gas scelto per la metanizzazione) per il bunkeraggio (il rifornimento di combustibile a bordo di navi). Grazie alla sua posizione e alla sua infrastrutturazione – con I depositi costieri - l’Isola potrebbe diventare un hub mediterraneo per l’utilizzo del gas liquido come combustibile alternativo per il trasporto marittimo e favorendo la nascita intorno alla Sardegna della prima zona Seca (zone di controllo delle emissioni di zolfo) del Mediterraneo, con significativi benefici ambientali ed economici;

C’è poi una prospettiva di sviluppo della filiera del Biometano che con la sua impronta di carbonio nulla, aumenterebbe i benefici ambientali.

Un’altra prospettiva che nascerebbe dalla metanizzazione sarebbe legata alla mobilità: a parità di percorrenza, 16mila chilometri all’anno, le auto che viaggiano a cng (gas naturale compresso) spenderebbero 640 euro all’anno di carburante contro I 1.280 euro di un’auto a benzina, I 960 di un diesel e I 640 di una elettrica. Inoltre rispetto a un veicolo a benzina la riduzione delle pm 10 sarebbe del del 97%. Quanto ai mezzi pesanti, l’abbattimento dei costi sarebbe ancora più consistente: un autobus urbano alimentato a gasolio, secondo lo studio di Snam riaparmierebbe sino al 49% all’anno e abbatterebbe del 73% le pm 10.

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