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Riformatori, nuova battaglia: "Colmare il divario digitale tra Sardegna e resto d'Italia"

I consiglieri presentano una mozione per impegnare la giunta a farsi carico della questione, ancora sospesa, del digital divide

Dopo quella per l'introduzione del principio di insularità in Costituzione, i Riformatori lanciano un'altra battaglia: quella per il superamento del divario digitale (in inglese "digital divide") tra l'Isola e le altre zone d'Italia.

Per questo i consiglieri regionali del gruppo hanno elaborato una mozione ad hoc, finalizzata a "impegnare" la giunta regionale a farsi carico di un'istanza che gli stessi Riformatori giudicano prioritaria, per colmare differenze e problemi che penalizzano aziende e utenti.

"L'indice di infrastrutturazione della Sardegna è in tutti i settori (dalla scuola, ai trasporti, all’edilizia scolastica e sanitaria) il più basso d’Italia, come dimostrano le tabelle elaborate dagli istituti di ricerca", si legge nella premessa della mozione.

Ancora: "Il divario digitale rappresenta il muro di confine tra chi ha accesso a internet e chi non lo ha o tra chi ne dispone con standard e livelli elevati e chi invece con parametri modesti e penalizzanti, comportando in pratica l’esclusione dai benefici del progresso tecnologico e dell’innovazione e perciò una grave discriminazione in relazione ai diritti esercitabili da tutti i cittadini con l’avvento della società digitale;

esso finisce pertanto per essere causa di divario sociale, economico e culturale, e crea un inaccettabile divario democratico perché altera le condizioni di partecipazione e di consapevolezza alla vita politica e sociale".

Poi la fotografia della situazione: "Il Mise ha classificato i comuni italiani in 4 fasce (clusters), a seconda che siano da considerare totalmente o quasi “a premio di mercato” (aree nere e grigie) o totalmente o quasi “a fallimento di mercato” (aree bianche). In Sardegna su 377 comuni ben 310 sono aree bianche (e di questi 296 in quarta e ultima fascia), ciò che significa in Sardegna tutti i centri maggiori, e i centri più rilevanti della fascia costiera sono attualmente serviti da gestori privati, mentre tutto il resto dell’isola non lo è".

Ma non è finita: "La Regione Sardegna nel 2015 e nel 2018 con appositi Accordi di Programma e relativi Piani Operativi ha definito le proprie linee d’intervento per le aree Bianche, destinando complessivamente una cifra di quasi 140 milioni di euro", ma "allo stato attuale i lavori di posa della fibra sono stati ultimati in 223 comuni su 296 e di questi circa 140 sono stati collaudati".

Poi si punta il dito contro gli operatori: "Paradossalmente in nessuno di questi comuni è stata illuminata la fibra, con la conseguenza che è stata realizzata una infrastruttura al momento del tutto inutilizzata, ciò che concretizza un grave inadempimento da parte di Telecom Italia, che aveva sottoscritto precisi impegni in tal senso".

"Non ha alcun senso - aggiunge la mozione - parlare di aree bianche se si tollera che la fruizione di questo diritto di cittadinanza possa dipendere in 310 comuni della Sardegna dall’arbitrio di una società di telecomunicazioni, i cui legittimi scopi di tipo privatistico/finanziario non debbono pesare sullo sviluppo della nostra Isola".

Dunque, "è indispensabile che la Regione assuma un ruolo più incisivo sia in termini di governance che di supervisione, anche in collaborazione con Infratel Italia, società in house del MISE incaricata della realizzazione della rete passiva nelle aree bianche in tutto il territorio nazionale".

Questo perché "la realizzazione del Progetto Banda Ultra Larga Sardegna non può essere ridotta a fatto meramente tecnico-operativo, quasi a volerne “inertizzarne” la portata, bensi come priorità politica ancorata ad una visione strategica verso un futuro legato alle tecnologie digitali".

Di qui l'esigenza che Villa Devoto si faccia carico della questione, "intervenendo presso il governo nazionale perché riconosca un ruolo sempre più attivo alla Regione Sardegna, che le consenta di programmare e porre in essere adeguate misure d’accompagnamento e di sostegno economico alle famiglie, alle imprese ed alle istituzioni scolastiche per affrontare i costi del servizio in abbonamento".

E, tra l'altro, "a richiamare il Governo italiano - che tramite la Cassa Depositi e Prestiti detiene una significativa quota partecipativa sia nell’azionariato di Telecom Italia che nell’azionariato di Open Fiber - a non abdicare alla propria missione pubblicistica favorendo la concreta fruizione da parte delle famiglie e delle imprese di un’infrastruttura di enorme rilevanza strategica".

(Unioneonline/l.f.)

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