CULTURA

Toiedda Meloni, la rivoluzionaria di Ittiri

toiedda meloni
Toiedda Meloni

La figura di una donna coraggiosa e rivoluzionaria. Che non avrebbe mai accettato di piegarsi al volere dei superiori, nel rispetto dei diritti dei lavoratori e della dignità.

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Antonia Meloni, più nota come "Toiedda", nasce a Ittiri il 24 gennaio 1925. Il suo nome risuona ancora nei convegni sulle battaglie agropastorali del secondo dopoguerra, e numerose sono le poesie a lei dedicate. Eppure, proprio nel suo paese, nessuna via o piazza ne porta il nome.

Toiedda, figlia di contadini, deve concludere i suoi studi con la prima elementare: il suo posto, secondo la cultura dell'epoca, è infatti a casa, quale "seconda madre" per i suoi fratelli.

Dai Meloni si respira tuttavia la politica: il padre è consigliere comunale socialista, cosa che in epoca fascista significa vivere sorvegliati a vista. E in lei si sviluppa ben presto il senso della giustizia, che non la abbandonerà mai sul lavoro conferendole una dignità e un'autorevolezza come poche altre donne del suo status.

Ancora bambina trova impiego come raccoglitrice di olive, ribellandosi per la misera paga all'autorità dei padroni. Diventerà così un modello, anche in seguito, per le ragazze più giovani, che la seguono passo passo in qualsiasi scelta relativa ai diritti dei lavoratori.

Due aneddoti dicono molto della personalità di Toiedda: il primo riguarda il salvataggio di un soldato americano in fuga dai fascisti nelle campagne di Sassari, che riesce a mettersi in salvo grazie all'impavida Toiedda capace di distrarre l'attenzione delle guardie; il secondo è relativo ad un episodio accaduto in occasione della festa patronale, dove Toiedda lancia dei sassi contro i carabinieri intenti ad arrestare un tale con l'accusa – secondo Toiedda fuori luogo - di aver rubato dei fichi d'India.

A 18 anni smette di lavorare nei campi perché si ammala di tubercolosi, facendosi scattare una foto per avere l'immagine da apporre sulla tomba: riuscirà tuttavia a guarire, e nel 1946 festeggia la liberazione in piazza d'Italia a Sassari insieme alle amiche.

Sposa quindi l'ideologia del partito comunista, diventando nel 1947 la responsabile femminile della sezione di Ittiri.

Negli anni Cinquanta è fra gli organizzatori in Sardegna della rivolta dei braccianti agricoli, occupandosi della raccolta dei viveri occorrenti al periodo di agitazione. Si farà arrestare spontaneamente durante una rivolta per evitare, con la sua cattura, l'arresto di altri attivisti. Ne seguono tre mesi e ventidue giorni di carcere, che si concludono con una cartolina a lei indirizzata e firmata da tutti i detenuti del carcere: "Carissima Toiedda Meloni, con la tua uscita le mura di San Sebastiano si sono spente. Continua con le lotte, noi ti saremo vicini".

La militanza le offre quindi l'opportunità di conoscere i maggiori esponenti della politica di quegli anni, fra cui Velio Spano, Nilde Jotti, Palmiro Togliatti, Enrico Berlinguer e molti altri. Una grande soddisfazione sarà omaggiare Stalin, per i suoi 70 anni, con un tappeto da lei lavorato al telaio.

Negli anni Cinquanta si trasferisce a Lione al seguito di Antonio Pinna, suo compaesano di vent'anni maggiore. Insieme aprono una salumeria, e dall'amore di quegli anni nasce la figlia Jeanne Marie.

Ritornata a Ittiri a seguito di una malattia del marito, muore il 14 ottobre 2008 all'età di 83 anni. Il suo lascito alle generazioni future è quello di schierarsi sempre, e di non restare mai indifferenti di fronte alle ingiustizie della vita.

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