CULTURA

A Cagliari arriva Eric Kandel: nel 2000 vince il Nobel per la medicina

eric kandel
Eric Kandel

Per aver contraddetto il monito di Cartesio è diventato the big sinner, il grande peccatore. Affettuoso nickname scelto per lui dal neuroscienziato Gianluigi Gessa. Ma Eric Kandel, ebreo viennese fuggito con la famiglia in America, premio Nobel per le neuroscienze della Medicina nel 2000 per aver scoperto "come fanno i neuroni a parlarsi", non solo l'ha cercata l'anima nelle bestie (ovvero il sistema di funzionamento del cervello), ma l'ha trovata in una lumachina, l'Aplysia californica.

Elevando poi questo piccolo cuore di neuroni, (appena ventimila) a modello del processo della memoria, "non dissimile da quello del cervello di Marcel Proust quando rammenta le madeleines o da quello di Leopardi quando pensa alla sua Silvia", ha spiegato ancora Gessa nella sua calda introduzione alla lectio magistralis che il Nobel ha tenuto ieri mattina in Rettorato.

Docente di biofisica e biochimica alla Columbia University di New York dal 1974, ha regalato agli studiosi e ai tanti giovani presenti, le sue riflessioni su "Reductionism in Art and Brain Science.

Un ponte tra due culture", una ricerca che unisce mondo dell'arte, psichiatria, neuroscienza, diventata un celebre saggio dal titolo "L'età dell'inconscio. Arte, mente e cervello dalla grande Vienna ai nostri giorni".

E questo grazie a un bel caso, ricordato dal Rettore dell'Università Maria Del Zompo: due studiosi del Dipartimento di Neuroscienze di Cagliari, Walter Fratta e Paola Fadda collaborano con il professor Kandel e con sua moglie Denise Bystryn, anche lei neuroscienziata e docente, a uno studio sulle dipendenze da droghe e alcol. Su questo tema si è svolta una conferenza nel pomeriggio alla Cittadella universitaria.

Professore, lei ha esplorato i sentieri e i segreti della memoria, indagando i meccanismi biochimici che portano alla sua formazione dentro le cellule nervose. Come possiamo definire la memoria?

"Passiamo la vita ad apprendere e immagazzinare informazioni, fino a essere in gran parte quello che ci ricordiamo. Lo facciamo con consapevolezza quando andiamo a scuola, impariamo una poesia o le tabelline, ma la gran parte del processo è inconsapevole. La cosa incredibile è che il nostro cervello cambia le sue cellule alla luce di ciò che si è detto".

Noi siamo quello che abbiamo pensato e imparato a ricordare. Ma questo meccanismo qualche volta si inceppa.

"Molte volte. È un processo imperfetto nel quale possono esserci dei problemi che non ci permettono di immagazzinare tutto. Mi ricordo bene che sono nato a Vienna, che sono andato con la mia famiglia in America, ho abitato a Brooklyn e da 61 anni sono sposato con una donna meravigliosa".

E sua moglie Denise con un uomo meraviglioso...

"Di questo non posso garantire".

Perdere la memoria è il processo che più ci spaventa. Ci fa sentire fragili e non parlo di malattie come l'Alzheimer o la demenza. Ma quel lento inesorabile oblio...

"Non ci sono rimedi soprattutto se non si tratta di malattie. Per tenere viva la memoria bisogna esercitarla, agganciarla a ricordi che siano importanti. Una cosa molto utile per preservarla è la ripetizione. Sì, proprio quel vecchio esercizio della scuola che ci faceva imparare le poesie a memoria".

Il professor Kandel si ferma un istante e inizia a declamare versi in inglese, battendo il tempo sul tavolo, con la cantilena dei bambini a scuola. È una poesia di Schiller, l'Orologio, che lui sa in tedesco e in inglese.

Poi riprende. "Volevo studiare storia e sviluppare questa passione, ma mi sono fidanzato con la figlia di un famoso psicanalista Ernst Kris e le donne, si sa, sono pericolose. Se davvero vuoi indagare la natura umana, mi ha suggerito il professore, devi studiare medicina e psicanalisi, però mi sono appassionato alle neuroscienze e da quel momento il cervello è diventato il mio campo assoluto. Nel '56 ho conosciuto la donna che ho sposato e sostenuto in questa ricerca. Le ho detto: io studio e non ho soldi. Come si fa? Mi ha risposto: non ti preoccupare di questo".

Professore lei ha scritto il saggio "L'etàdell'inconscio". I protagonisti sono Freud, lo scrittore Schnitzler. Gli artisti Klimt, Kokoschka, Schiele. Qual è il legame tra queste figure?

"Mi interessava capire quello che ci succede quando osserviamo un'immagine. Prendiamo ad esempio questo quadro che raffigura un gentiluomo, Ognuno di noi crea la sua immagine di questo dipinto. E se questo è un processo lineare nell'arte figurativa, immaginiamoci che cosa accade in un'opera d'arte astratta".

Riduzionismo. Con la moderna neuroscienza si è arrivati a un ponte tra la cultura scientifica e quella umanistica. L'esempio più celebre è la lumaca.

"C'è una relazione stretta tra materia scientifica e umanistiche. Arte e musica sono esempi perfetti per capire la risposta delle persone davanti all'arte. Questo non significa che l'arte non abbia da sola diritto di cittadinanza".

Raccontando delle radici ebree, di Vienna, si è domandato come hanno potuto persone che ascoltavano Haydn, Mozart e Beethoven precipitare il giorno dopo nella barbarie. Che risposta si è dato?

"La risposta è che c'è in tutti la capacità di essere cattivi. Ma la presenza di Dio rende la democrazia desiderabile, la presenza del maligno rende la democrazia necessaria".

Il professor Kandel, un quasi ottantantottenne ironico, pochi capelli candidi, il sorriso sempre sulle labbra e l'immancabile farfalla intorno al collo, domanda che gli si chieda, da ultimo, perché a Cagliari ci sono tante chiese...Ecco la risposta.

"È una magnifica città, spettacolare. Le persone accoglienti. Qui siamo più vicini a Dio. È questa la risposta segreta".

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