CRONACA - MONDO

L'omicidio di una quindicenne riapre la tensione anti-migranti in Germania

La questione migranti resta all'ordine del giorno anche in Germania, dopo che oggi un richiedente asilo afghano è stato condannato a 8 anni e 6 mesi di reclusione per aver ucciso l'ex fidanzata tedesca di 15 anni Mia V..

Sette coltellate sferrate secondo l'accusa per gelosia lo scorso dicembre nella cittadina di Kandel, dopo una separazione non accettata da Abdul D. - questo il nome del ragazzo - e dopo ripetute minacce che avevano spinto la famiglia della ragazza a una denuncia.

Un nuovo pretesto per gli oppositori delle politiche di integrazione della Cancelliera Angela Merkel, all'indomani dei fatti di Chemnitz, nella Germania orientale, dove una settimana fa estremisti di destra hanno fatto scoppiare una guerriglia urbana per un crimine commesso da un siriano e da un iracheno.

E oggi la sentenza contro il giovane richiedente asilo riaccende le polemiche, perché, come commentano diversi cittadini schierati in protesta fuori dal tribunale di Landau in attesa del verdetto, 8 anni e sei mesi per omicidio sono davvero troppo pochi. Dal canto loro, i pubblici ministeri replicano che, al momento dei fatti, il giovane afghano era ancora minorenne e ai sensi del diritto minorile tedesco la pena massima per omicidio è di 10 anni.

Abdul D. era entrato in Germania nella primavera del 2016, registrato come minorenne non accompagnato e accolto in un istituto di assistenza nel distretto di Germersheim, quindi trasferito nella città di Neustadt dove ha frequentato la scuola e conosciuto la giovane Mia V.

Così, dopo i fatti di Chemnitz, anche nella piccola cittadina di Kandel al confine con la Francia, scoppia lo scontro sul tema migranti, la miccia che fa esplodere i sentimenti anti-rifugiati e anti-Islam, con i gruppi di destra che incolpano i media e il Governo di Angela Merkel.

(Unioneonline/b.m.)

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