CRONACA SARDEGNA

Ecco la nuova sanità sarda: tre grandi ospedali con la "rete" intorno

il brotzu
Il Brotzu

La nuova rete ospedaliera è pronta. Manca il voto finale del Consiglio regionale, che arriverà martedì, e poi il via libera del ministero della Salute. Il riordino infatti deve rispettare i criteri dettati dal decreto ministeriale 70 del 2015, sugli standard dell'assistenza ospedaliera. Il principio ispiratore è quello, più volte citato, dell'Hub and spoke, per cui i reparti più specialistici si concentrano in centri d'eccellenza (gli hub) supportati da una rete di servizi per i pazienti (i centri spoke) a livello territoriale. In pratica: non si può avere tutto dappertutto perché ci perderebbe la qualità delle cure. Tutto con un taglio dei posti letto pubblici che passano da 4905 a 4643, sempre secondo quanto previsto dal decreto.

GLI HUB - La riorganizzazione in Sardegna ne individuava due: il Santissima Annunziata di Sassari e l'Azienda Brotzu di Cagliari. Entrambi vengono definiti Dea (Dipartimento emergenza e accoglienza) di secondo livello, perché sono in grado di offrire contemporaneamente servizi importanti di emergenza e accettazione e di cardiochirurgia.

In realtà, il testo emendato dal Consiglio regionale ne prevede un terzo: il San Francesco di Nuoro che da Dea di I livello rinforzato acquisisce la qualifica di "struttura con servizi di secondo livello". Qual è la differenza? Il fatto di essere sede di Breast unit (Centro di senologia, gli altri due si trovano a Cagliari e Sassari) e di Stroke unit (Unità ospedaliera specializzata nella cura dell'ictus) di secondo livello, in cui si può effettuare la rimozione meccanica del trombo.

DEA DI PRIMO LIVELLO - Nei raggi che si irradiano dal centro, dopo gli Hub si incontrano i Dea di primo livello. A Cagliari, il policlinico universitario e il Santissima Trinità di Is Mirrionis. Nel Sulcis, l'ospedale Sirai di Carbonia con il Santa Barbara di Iglesias; quello di San Gavino nel Medio Campidano; il presidio di Oristano, quello di Olbia e quello che raggruppa le strutture di Alghero e Ozieri.

Infine c'è il caso del Nostra Signora della Mercede di Lanusei, che con il riordino diventa "presidio ospedaliero con servizi di primo livello". Tre casi in particolare sono il risultato delle modifiche proposte dall'aula: San Gavino, che secondo i parametri del dm sarebbe dovuto essere sede di pronto soccorso e invece è un primo livello, perché rientra nella rete di traumi e ictus; Alghero, da ospedale di base rinforzato ottiene il primo livello per far fronte al numero di turisti nella stagione estiva; infine Lanusei che passa da ospedale di base a presidio con servizi di primo livello, con le specialità aggiuntive dell'anestesia, della rianimazione e dell'Unità di terapia intensiva cardiologica.

GLI ALTRI - Cosa resta? Gli ospedali di zona disagiata: Sorgono, Muravera, Isili, Bosa, tutti con un reparto di medicina generale abilitato per la chirurgia generale. E gli ospedali di comunità: Ghilarza, Tempio, Ittiri e Thiesi caratterizzati per la predisposizione per la degenza post-operatoria.

LE PROTESTE DEI SINDACI DELLA GALLURA:

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