CAFFÈ SCORRETTO

Antonio Masala

La parete sbagliata

I l primo posto alla Salerno-Reggio Calabria non glielo toglie nessuno perché 60 anni di lavori sono una roba pazzesca. Ma anche il Mose costruito per difendere Venezia dall'acqua alta che dopo quarant'anni di lavori stop and go ha sollevato le paratie, si avvicina non poco. Tanto che il patriarca arcivescovo Moraglia, uomo di provata fede e in filo diretto col paziente Giobbe, non se l'è sentita di intonare il Magnificat. Troppi gli sghei interamente prelevati dalle casse statali, 6 miliardi di euro tra progetti, varianti e tangenti. Siamo fuori ma Venezia è Venezia con la sua piazza San Marco e l'opera “in grado di fermare il mare che solo a Venezia si poteva fare” e che (l'aggiunta ci sta) grazie agli italiani si è potuta fare. Peccato che il doge Brugnaro, preso dalla fregola delle paratie che si sollevavano, non abbia sottolineato quel particolare. Ma restiamo in Veneto. Il Mose ha oscurato la notizia dell'infermiera dell'Asl licenziata per aver “rubato” una compressa di Tachipirina contro il mal di testa che quella notte la stava distruggendo. La notizia merita se non altro perché rimarca la differenza tra i soliti noti che imbroccano la riva buona e gli sfigati de “I soliti ignoti” di Monicelli che bucano la parete sbagliata e finiscono in cucina: pastasciutta in bianco per tutti.

ANTONIO MASALA

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