Pronto per un ritorno in grande stile con “Beetlejuice Beetlejuice”, sequel dell’indimenticabile cult anni Ottanta atteso nelle sale il 5 settembre, il regista americano Tim Burton prepara il suo pubblico a quello che, con ogni buona previsione, sarà un altro titolo da non farsi sfuggire.

Sempre al fianco del suo suo stile inconfondibile, fatto soprattutto di richiami alle atmosfere gotiche e al grottesco, il director ha segnato la storia della settima arte affrontando temi delicati come l’emarginazione e la solitudine, senza mai privarsi al contempo del gusto per la provocazione e l’ironia. Dopo aver realizzato titoli intramontabili come “Edward mani di forbice”, “Ed Wood” e “Il mistero di Sleepy Hollow”, Burton si appresta ora a fare il punto della sua carriera e stabilire una rotta per il prossimo futuro. In una recente intervista concessa a Variety, il director afferma di essersi ritirato a vita privata durante la pandemia di COVID 19 e di aver ripreso a dirigere grazie alla serie televisiva “Mercoledì”, che ha risvegliato la passione e la determinazione sopite dopo un periodo molto delicato: “Quello mi ha fatto ritornare in connessione con la realizzazione delle cose. Siamo andati in Romania e sembrava come un camp creativo salutare, tutto è andato così bene”.

Le buone sensazioni vissute sul set di “Mercoledì” e il ritorno sul grande schermo col sequel di “Beetlejuice - Spiritello Porcello” hanno permesso a Burton di scongiurare il suo possibile ritiro, su cui avrebbe riflettuto in maniera concreta durante la realizzazione di “Dumbo” del 2019: “Onestamente, dopo Dumbo, non sapevo realmente cosa fare. Pensavo che potesse essere la fine. Avrei potuto ritirarmi o diventare... Beh, non avrei potuto tornare a essere un animatore, quello è un capitolo chiuso. Ma questo film mi ha dato nuove energie. Ha rafforzato la sensazione che per me sia importante fare quello che voglio perché allora tutti ne avranno dei benefici”.

Oltre al ritorno dell’irriverente bio-esorcista in “Beetlejuice Beetlejuice”, interpretato ancora una volta dall’eccezionale Michael Keaton, Burton ha ricordato nel corso dell’intervista le esperienze vissute con “Batman” e “Batman - il ritorno”. Sull’argomento, il director ha affermato che al tempo non esisteva il concetto di “franchise” e che i due film seguivano un approccio sperimentale, differente dal modo più comune di realizzare un film sui supereroi: “Non si aveva quel tipo di feedback da parte dello studio, ed essendo in Inghilterra si era ulteriormente distanti. Abbiamo potuto semplicemente concentrarci sul film, e non pensare a quelle cose a cui pensano ora prima ancora che lo faccia tu”.

La nascita di “Batman - il ritorno” è dovuta invece all’interesse del regista per i personaggi di Catwoman e Il Pinguino: “Ed è stato allora che abbiamo iniziato a sentire la parola franchise e lo studio ha iniziato a dire: che cosa è quella roba nera che esce dalla bocca del Pinguino? Ed è stata la prima volta che il vento freddo di quella situazione mi ha raggiunto”.

Quanto invece alla possibilità che il regista torni a dirigere un cinecomic, pare che per ora non esistano dubbi sulla questione: “Al momento, direi di no. Come ho detto, arrivavo alle cose da diversi punti di vista, quindi mai dire mai a qualsiasi cosa. Ma, al momento, non è qualcosa che mi interessa”.

Sul contributo di Burton al mondo dei supereroi ha speso qualche buona considerazione anche il suo storico collega Michael Keaton, affermando che il genere fumettistico deve moltissimo al lavoro compiuto negli anni dal cineasta. Come espresso in un’intervista rilasciata a GQ, l’attore sostiene: “Tim merita un enorme credito. Ha cambiato tutto. Molto probabilmente non esisterebbe un Universo Marvel, o un Universo DC senza Tim Burton. Con lui quel mondo è stato messo in dubbio e interrogato”.

Giovanni Scanu

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