Strana la vita, se la mano destra del diavolo oggi dice messa. O magari no, perché quegli azzurri, e quella pelle bruciata dal sole, sporca di polvere, sudata, graffiata, non hanno mai nascosto niente di male. Era un vagabondo, il ragazzo Terence Hill che scazzottava i cattivi e mangiava fagioli in quel Far West in zona agro pontino. E se oggi l’uomo Terence Hill fagioli non ne mangia più, i cattivi continua a castigarli lo stesso: perché Don Matteo è un prete buono ma coraggio.

SETTANT'ENNE. Buon compleanno Terence Hill, nato Girotti Mario e per caso a Venezia da padre italiano e madre tedesca. Buon compleanno, e sono settant’anni, lunghi come tutti quei film di Pabst, Pontecorvo, Steno, Matarazzo, Bragaglia che ha interpretato - e nel mezzo c’è anche il Visconti del Gattopardo, che lo volle elegante nell’uniforme dei Mille, conte e tenente Cavriaghi nelle campagne di Donnafugata. Ma allora erano gli anni Sessanta che appena iniziavamo e ancora si chiamava Girotti. D’altronde, anche Bud Spencer si chiamava ancora Pedersoli. Poi arrivò Enzo Barboni, che già si chiamava E.B. Clucher e si inventò la saga di Trinità. Western versione spaghetti e mandolino, pensando all’America, ma facendosi anche grosse risate. Così Girotti diventò Terence Hill, la mano destra del diavolo, e Pedersoli diventò Bud Spencer, la mano sinistra del diavolo. Lo smilzo e il ciccione, indolenti, puzzolenti, arraffoni: uno pistolero manolesta, l’altro sceriffo per finta senza stelletta e senza giurisdizione. Insieme, Trinità e Bambino, imbroglioni ma buoni contro Mescal e la sua banda di tagliagole. Insieme, per diciotto film dal 1967 al 2004. Poi, la coppia non scoppiò: semplicemente, Terence Hill si ritirò in silenzio a piangere la morte dell’adorato figlio adottivo Ross, diciassette anni e un incrocio sbagliato su una strada di Stockbridge nel Massachusetts. Insieme, padre e figlio, avevano anche fatto un film, Renagade, un osso troppo duro, e avevano gli stessi jeans a zampa e la stessa camminata sbilenca. Quella che Terence Hill si porta ancora dietro per le strade muschiose di Gubbio - ma la tonaca nera di Don Matteo non nasconde speroni e non nasconde stivali. Solo che, per centoventi puntate e sei serie, fa impazzire il pubblico delle fiction. Per la Rai, un successo così grande che già si lavora sulla settima serie. Terence Hill, dal canto suo, continua ad andare in bicicletta e a giocare a calcetto. Quentin Tarantino lo adora.
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