Sassari, Mariotti infuriato lascia la sala dell'ultimo confronto tra candidati sindaco
Ad accendere le polveri una domanda sulle sue traversie giudiziariePer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Si è chiuso tra le scintille, stasera a Sassari, l’ultimo confronto tra i candidati sindaco in vista delle imminenti comunali.
Con Gavino Mariotti, leader del centrodestra, che abbandona la sala dell’Hotel Grazia Deledda, indispettito e seguito dagli esponenti dei partiti che lo sostengono, interrompendo di fatto la seduta. Ad accendere le polveri, nell’incontro promosso dal comitato di quartiere San Giuseppe, una domanda del giornalista moderatore Piergiorgio Pinna che, rivolgendosi a Mariotti, gli ha chiesto di esprimersi sulle sue traversie giudiziarie.
Come noto il rettore dell'ateneo turritano è indagato nell’inchiesta della Dda di Cagliari “Monte Nuovo” per associazione mafiosa e segreta. Il candidato chiede a sua volta di leggere al giornalista, dal suo cellulare, l’accusa dell’ordinanza che lo riguarda dove, più che altro, si ipotizza un abuso d’ufficio. Poi Mariotti si scalda e appella l’interlocutore più volte come “caro giornalista” mentre l’uditorio rumoreggia e, qualcuno dell’entourage del Magnifico bolla Pinna come “comunista”, urlando poi nei suoi confronti “bella democrazia questa” in risposta all’affermazione che “fare domande è democrazia”.
Quando in seguito il giornalista si rivolge all’altro candidato sindaco Mariano Brianda chiedendogli conto di una sua lista, “Giovani per Sassari”, dove sono in buona parte 40enni, Mariotti si alza lamentando una disparità di trattamento nelle domande, troppo buone per gli altri e mirate invece contro di lui, ed esce.
Con lui, come un sol uomo, lasciano la sala anche i suoi seguaci inveendo all’indirizzo del giornalista e, tra coloro che prendono la porta, stranamente, anche qualcuno dei Civici, la coalizione guidata da Lucchi. Rimasti solo Mascia e Brianda- Lucchi era andato via prima e Palopoli non si era presentato- l’incontro si interrompe. Stagliandosi come l’unico momento elettrico di una campagna elettorale dispiegatasi fino a oggi secondo le modalità di una pacifica disputa.