Di Maio chiama a raccolta il suo popolo, rilancia sull'impeachment e sfida Matteo Salvini: "Non faccia passi indietro".

In una diretta Facebook e in un'ospitata a sorpresa a Pomeriggio 5 da Barbara D'Urso, il capo politico pentastellato apre uno scontro istituzionale fortissimo, chiamando di fatto a raccolta i suoi elettori contro il presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

"Quella di ieri è stata la notte più buia della democrazia italiana, Mattarella ha scavalcato le sue prerogative costituzionali e deciso di non far andare al governo una forza politica che ha preso 11 milioni di voti, mettendo al governo dei tecnici che nessuno ha votato e che non avranno neanche la maggioranza in Parlamento", attacca il leader M5S, parlando di "unicum nella storia".

Di Maio ha anche rivelato che al Capo dello Stato, per il ministero dell'Economia, erano stati proposti due nomi alternativi a Paolo Savona: "Quelli di Bagnai e Siri" (entrambi eletti in Parlamento con la Lega, economista antieuro il primo, ex craxiano che ha sposato la battaglia di Salvini sulla flat tax il secondo), ha spiegato. Pronta però è arrivata la smentita del Colle.

"Ieri - ha poi aggiunto Di Maio - si è sancito il concetto che in Italia puoi fare il ministro se sei indagato, condannato per mafia o corruzione, se vai a prostitute, ma guai a criticare l'Europa".

"SIAMO TUTTI INCAZZATI" - Quindi l'appello agli elettori: "So che siete incazzati, dobbiamo reagire subito e con fermezza, abbiamo bisogno di simboli per farci sentire e vedere. Io appenderò una bandiera italiana fuori dalla mia finestra, vi chiedo di fare altrettanto. Vi chiedo inoltre di scrivere sui social 'Il mio voto conta'. Rivendichiamo il nostro diritto di decidere sul nostro futuro e il nostro governo, perché le elezioni devono aver un senso".

E ancora: "Non molliamo adesso, organizzeremo manifestazioni nelle principali città italiane". Poi annuncia una grande manifestazione a Roma per il 2 giugno, giorno della festa della Repubblica: "Faremo un grande evento per dire che noi valiamo e che il nostro voto è quello che conta".

IMPEACHMENT, SFIDA A SALVINI - Poi rilancia sulla messa in stato d'accusa del presidente, e sfida la Lega. La messa in stato d'accusa non convince neanche molti suoi fedelissimi, ma il leader pentastellato va avanti come un treno perché sa che questo è l'unico modo per far venire allo scoperto Matteo Salvini: strepita contro il Capo dello Stato il leader pentastellato, ma sa bene che a tradirlo è stato il segretario del Carroccio, che ha fatto saltare il banco su un nome dopo tre mesi di serrate trattative. "Ora dicono che l'impeachment è assurdo, e invece si può fare. Se la Lega non fa passi indietro non è una possibilità, è una certezza assoluta", chiarisce Di Maio.

Tuttavia se anche il Parlamento votasse per la messa in stato d'accusa sarebbe la Corte Costituzionale ad esprimersi, e difficilmente darà torto a Mattarella, che prima di salire al Colle era stato proprio tra i giudici della Consulta e non ha fatto né più né meno di quel che hanno fatto tanti suoi predecessori.

"Con la messa in stato d'accusa - chiude Di Maio - obbligheremo il Parlamento a discutere di quanto successo ieri e soprattutto faremo in modo che dopo le prossime elezioni non ci sia lo stesso presidente. Dopo quanto accaduto ieri c'è bisogno di un presidente che scelga i cittadini e non le banche e le agenzie di rating".

Per quanto riguarda la corsa al voto, i pentastellati non escludono di presentarsi con la Lega. Di Maio sa bene che ora legarsi a Salvini è la sua ultima chance: se insieme fanno le vittime della Merkel, di Mattarella e della Bce e vanno al voto (sarebbe lo scontro definitivo euro vs no euro) il capo politico pentastellato può giocarsi un'altra chance.

Altrimenti è bruciato: se il Carroccio sceglie Berlusconi e il centrodestra il 31enne di Pomigliano d'Arco lascerebbe definitivamente via libera a Di Battista, certificando il suo fallimento in questi 85 giorni di trattative.

(Unioneonline/L-l.f.)

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