Mohammad Bagher Ghalibaf, capo negoziatore e presidente del Parlamento iraniano, ha affermato che Washington ha avanzato «alcune proposte tramite un mediatore» dopo che Teheran aveva indicato una tabella di marcia di 7 giorni per la riapertura dello Stretto di Hormuz. Tuttavia, ha sottolineato, gli Usa devono sapere «che l'epoca in cui si perdeva tempo e si imponevano richieste unilaterali è finita», che la posizione dell'Iran rimane «chiara e definita» e che «lo Stretto di Hormuz non verrà riaperto finché non saranno soddisfatte le nostre sette condizioni basate sul Memorandum di Islamabad».

Intanto, gli effetti della crisi di Hormuz continuano a farsi sentire a livello economico. 

Dall’inizio del conflitto in Iran il caro energia ha imposto a famiglie e imprese italiane un maggiore esborso di 16,5 miliardi di euro rispetto ai prezzi medi di febbraio. La stima, aggiornata al 30 settembre, è della Cna. Quasi la metà dell’aggravio, tra 7,4 e 7,6 miliardi, è legata ai carburanti. Seguono l’elettricità, con 5,8-6 miliardi, e il gas, con 3-3,3 miliardi. Il solo mese di settembre ha prodotto un conto aggiuntivo tra 4,6 e 5,2 miliardi.

(Unioneonline)

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