Caos ad Aleppo: dopo il ritiro delle forze iraniane e governative di Damasco, le forze jihadiste filo turche hanno preso il controllo di gran parte della città e dell’aeroporto. Lo riferisce l'Osservatorio nazionale per i diritti umani in Siria, confermando il nuovo e inaspettato sviluppo militare che torna a stravolgere i delicati equilibri del Medio Oriente in fiamme. 

Nell'ingresso in quella che per secoli è stata la più importante città di tutto il Medio Oriente le forze jihadiste non hanno incontrato quasi alcuna resistenza. La periferia occidentale, settentrionale e meridionale di Aleppo si è svuotata delle già sparute truppe regolari siriane e dei pochi ausiliari filo-iraniani in fuga e si è popolata invece di nuovi miliziani siriani. Molti increduli di poter "tornare" ad Aleppo dopo esser stati cacciati durante il sanguinoso assedio russo-iraniano-governativo dei quartieri orientali, che si è concluso nel dicembre del 2016 dopo quattro anni di aspre battaglie e bombardamenti a tappeto della città.

I ribelli sono entrati anche nella regione di Hama, al centro della Siria, e si dirigono verso la stessa città di Hama, senza trovare alcune resistenza. Le forze governative si sono ritirate dalla zona.

Si parla di una ritirata «strategica», in serata – fa sapere Mosca – è arrivato il contrattacco sferrato dall'esercito siriano, sostenuto dalla forza aerospaziale russa. E ha parlato anche il presidente siriano Bashar Assad: «Sconfiggeremo i terroristi», ha detto, «indipendentemente dalla grandezza dei loro attacchi».

L’evacuazione dell’Onu

Le Nazioni Unite hanno avviato un'evacuazione verso Damasco: un primo convoglio di auto è già in viaggio per uscire dalla città, con alcuni italiani a bordo. Altri pullman Onu sono in attesa, a quanto si apprende da fonti della Farnesina. L'ambasciata a Damasco (è in sede il nuovo ambasciatore Stefano Ravagnan), in stretta collaborazione con Palazzo Chigi e ministero degli Esteri, è in contatto col gruppo e riceverà i connazionali, in maggioranza doppi cittadini. In fuga anche migliaia di civili.

L’offensiva

Le forze jihadiste filo-turche sono entrate nella metropoli nel nord della Siria, patrimonio mondiale Unesco, a lungo contesa nel contesto della guerra siriana ma per gli ultimi otto anni rimasta saldamente in mano alle forze governative, sostenute da Russia e Iran.

Proprio Mosca, accusata da più parti di non essere andata sufficientemente in soccorso del suo alleato siriano, ha condannato l'offensiva dei miliziani filo-turchi, definendola una «minaccia alla sovranità della Siria». Le autorità di Damasco, ha detto il Cremlino annunciando anche l'invio di aiuti «entro 72 ore», devono ristabilire l'ordine nell'area. L'offensiva, cominciata solo mercoledì scorso, ha già mietuto quasi 300 uccisi, per lo più tra gli uomini armati dei diversi schieramenti, oltre a una trentina di civili, tra cui donne e bambini.

L'Onu registra per ora circa 15mila civili sfollati, ma è un numero destinato a crescere col passare delle ore. 

Gli italiani

«Non ci sono pericoli per i nostri connazionali anche perché i ribelli hanno detto chiaramente che non toccheranno e non faranno operazioni ostili nei confronti dei civili e in particolare degli italiani e dei cristiani"», ha detto il ministro degli Esteri Antonio Tajani. «Domani è prevista la partenza da Aleppo verso Damasco di un convoglio dell'Onu. Faranno parte di questo convoglio alcuni italiani mentre molti altri italiani vogliono restare, si tratta di famiglie miste italo-siriane e religiosi italiani. Al momento non c'è stato nessun problema per i nostri concittadini».

Sono circa 300 gli italiani in Siria, 120 ad Aleppo.

(Unioneonline)

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