«A noi la giustizia ha dato un colpevole, per noi è Stasi. Se questa nuova indagine, questa procura ci darà un nuovo colpevole, ne prendiamo atto»: così i genitori di Chiara Poggi, Giuseppe e Rita, intervistati in tv a “Verissimo”, su Canale 5.

«Noi abbiamo fatto 5 processi, 8 anni di processi, e sono lunghi» ha detto il padre. «Non è che ci intestardiamo. Se la giustizia ci darà un nuovo colpevole, ne prenderemo atto». Però «non è che perché una procura fa un'indagine, allora si accende la lampadina e uno cambia idea», ha proseguito.

«Per noi il colpevole è quello - ha ancora sottolineato la moglie -  fino a quando la giustizia non ci darà un altro nome. Se ne darà un altro ne prenderemo atto».

Per quanto riguarda il risarcimento, ha aggiunto il padre di Chiara, «c'è un conto corrente intestato a tutti e tre, Alberto versa i due quinti di quello che prende andando a lavorare» e i soldi «sono là sul conto». Dunque, ha concluso, «non sarà un problema restituirli».

Alla domanda se fosse vero che non vogliono incontrare la mamma di Alberto Stasi, Elisabetta, i Poggi hanno poi risposto: «Non è il momento». E anche Alberto se per strada lo incontro «non so se son contento. Non credo - ha aggiunto Giuseppe Poggi - Non posso prevedere il futuro».

Quanto alle intercettazioni fra loro e il figlio «lui abita lontano, alla sera ci sentiamo, mica posso tutte le sere chiedergli solo cosa hai mangiato a pranzo, a che ora ti sei alzato stamattina, cosa hai fatto ieri sera – ha spiegato Rita -. Soprattutto in questo periodo a volte si parla anche di quello che è accaduto, è normale». E quindi «ci ha dato fastidio» che «vengano trasmesse in tv e vengano riportate dai giornali. Ma a che pro? Mi chiedo, a che pro?». «Ci siamo sentiti umiliati», ha aggiunto.

E su Sempio «a casa mia non l'ho mai visto – le parole del padre -, anche se mio figlio mi diceva che veniva due o tre volte alla settimana, ma io andavo via la mattina alle 7 e tornavo alla sera alle 6 e mezza e io non l'ho mai visto in casa mia». La madre Rita ha detto che invece lei lo incontrava: «Sì. Io lo vedevo, lui no, perché lui tornava verso le sei e mezza di sera, io tornavo verso le cinque e quindi mi capitava di vederlo. Certo, soprattutto quell'estate lì, avevano finito di studiare, avevano dato gli esami, quindi forse erano più rilassati e venivano. Ma niente di che, era un ragazzo normale».

(Unioneonline)

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