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Sanzioni Usa a Corte penale internazionale: "Attacco alla giustizia"
09 ottobre 2026 alle 20:22
L'Aia, 9 ott. (askanews) - La Corte penale internazionale dell'Aia respinge le nuove sanzioni imposte dagli Stati Uniti, che per la prima volta colpiscono l'istituzione nel suo complesso e non soltanto singoli giudici e procuratori. Il segretario di Stato americano Marco Rubio ha annunciato il divieto di effettuare transazioni con la Corte, accusandola di voler perseguire cittadini americani e rappresentanti di Paesi alleati, tra cui Israele. La presidente Tomoko Akane denuncia un attacco al diritto internazionale e alle vittime dei crimini più gravi. Le misure arrivano dopo mesi di sanzioni contro singoli magistrati e poche ore dopo l'assegnazione del Nobel per la Pace all'ex giudice della Corte Navi Pillay. Washington, che non aderisce alla Corte, minaccia di paralizzarne le attività."Oggi, con una decisione senza precedenti nella storia, gli Stati Uniti hanno imposto sanzioni alla Corte penale internazionale in quanto istituzione. Questo fa seguito a una serie di provvedimenti contro alcuni giudici e procuratori indipendenti che operano al servizio della giustizia. La Corte respinge fermamente queste sanzioni"."È un attacco contro gli Stati sovrani che hanno creato la Corte. È un attacco contro l'ordinamento giuridico internazionale più in generale. È un attacco contro le vittime delle atrocità di massa, che hanno aspettato anni, a volte decenni, perché i responsabili fossero chiamati a risponderne. Ogni misura adottata contro la Corte si ripercuote, in ultima analisi, su quelle vittime"."Di fronte a questi attacchi non possiamo rimanere indifferenti. Tutti noi, compresi gli Stati membri, abbiamo il dovere giuridico e morale di agire in difesa dell'ordine internazionale, di difendere il diritto, non la forza. Saremo giudicati dalla storia per le scelte che facciamo oggi. Vi prometto che la Corte penale internazionale continuerà il proprio lavoro senza lasciarsi intimidire, con la ferma determinazione che la giustizia debba prevalere".