Miart, 30esima edizione: flessibili e plurali per stare nel presente

17 aprile 2026 alle 08:20
Milano, 17 apr. (askanews) - I tempi non sono semplici per il mercato dell'arte, ma, forse anche per le sfide che continuamente si pongono, tra le gallerie aumenta l'energia. È questa una delle sensazioni che si percepiscono visitando la 30esima edizione di miart, che Fiera Milano ha portato quest'anno in una nuova location: la South Wing dell'Allianz MiCo."Abbiamo detto proviamoci: proviamo a inventarci una fiera su tre livelli - ha detto ad askanews il direttore artistico Nicola Ricciardi - una fiera che raccoglie tre fiere, perché ogni livello ha un po' la sua la sua natura. Noi ci troviamo al livello numero due, che è quello un po' più da boutique, come fosse una fiera boutique all'interno di una fiera tradizionale. Al livello zero invece è la nostra solita fiera e poi abbiamo dedicato un intero piano alla sezione Emergent, quella che è cresciuta di più quest'anno. Abbiamo deciso di investire molto raddoppiando gli sforzi anche proprio per cercare di dare un messaggio, un messaggio di responsabilità, sostenere le gallerie giovani in un momento particolarmente difficile come quello che stiamo attraversando".Intitolata "New Directions" e ispirata alla logica del jazz, la fiera ospita 160 gallerie da 24 Paesi e copre oltre un secolo di storia dell'arte. Ma a contare di più è la sensazione di essere di fronte a una pluralità di voci, che non necessariamente devono andare in un'unica direzione. "Io sono molto impressionato dalla qualità dei collezionisti - ha aggiunto il direttore -. Abbiamo ricevuto una lista dalla nostra VIP manager che a detta di tanti galleristi non abbiamo mai avuto in questi anni. Questo vuol dire che siamo riusciti con questo cambio di padiglione, appunto, anche a convincere, a prendere un aereo, cosa che ormai si fa sempre più di rado, di venire a scoprire quello che abbiamo costruito dentro la fiera, anche in città, perché abbiamo anche dei progetti che abbiamo fatto nelle istituzioni cittadine. Quindi a giudicare dai nomi a giudicare delle presenze, un ottimo inizio. I conti si fanno poi alla fine, però sicuramente partire bene è sempre un buon segno".Un'altra domanda che è legittimo porsi riguarda il format delle fiere d'arte, come è possibile adeguarlo a una realtà che cambia continuamente? "L'importante per me - ci ha risposto Nicola Ricciardi - è provare, sperimentare. In questi tempi molto complessi la soluzione credo sia quella di complicarci la vita ancora di più, proprio per andare al passo con il tempo, ma anche perché bisogna costruire un qualcosa che sia il più flessibile possibile".Questa flessibilità, messa in relazione a quella delle strutture antisismiche, sembra essere la caratteristica principale di questa 30esima miart, e anche una metafora del modo in cui l'intero sistema dell'arte prova ad andare avanti attraverso le tempeste.