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"Medicina femminile plurale", libro sul ruolo delle donne nella storia
23 aprile 2026 alle 14:25
Roma, 23 apr. (askanews) - Sono state alchimiste, erboriste, levatrici, ginecologhe, farmacologhe e hanno fatto anche loro la storia della medicina. A raccontarle oggi c'è "Medicina femminile plurale", scritto da Daniela Minerva e presentato a Roma in occasione della Giornata Nazionale della Salute della Donna. Il libro porta alla luce il lavorio silenzioso e nascosto di milioni di donne nelle case e nei conventi, le competenze pratiche tramandate nei secoli che hanno orientato la ricerca di cure e rimedi, contribuendo a forgiare la medicina e la Sanità moderne.L'autrice ha spiegato: "Noi sappiamo che la storia della medicina è una storia scritta dagli uomini perché nelle istituzioni e nelle università c'erano gli uomini. Quello che ho voluto fare io è stato ricostruire dai tempi della preistoria, oppure certamente dall'antica Grecia, i contributi che hanno portato le donne alla medicina, intesi proprio come innovazioni, intesi come nuove terapie, nuovi approcci, nuovi modi di curare le persone".Dal racconto di Minerva emergono figure femminili pioniere e anticipatrici: "Il primo ospedale occidentale lo ha aperto una signora di nome Fabiola, che era del giro di donne di San Girolamo, nella Roma imperiale ancora" ha ricordato.La presentazione di "Medicina femminile plurale", condotta dalla giornalista Francesca Schianchi, a cui hanno partecipato l'ex ministro della Salute Beatrice Lorenzin e la senatrice della Lega Elena Murelli, è stata anche un'occasione per riflettere sull'oggi. Le donne infatti sono ben oltre la metà dei medici in Italia e in Europa, circa il 46% nei Paesi OCSE, e nell'oncologia italiana la componente femminile è arrivata al 62,8%. "Le dottoresse, oggi, sono il mainstream, sono quello che conta. - ha affermato Minerva - Non solo, abbiamo avuto delle grandissime innovatrici, delle scienziate, che si sono riuscite ad affermare al punto da arrivare a Stoccolma. Negli ultimi 20 anni abbiamo avuto delle donne a cui non hanno potuto negare il premio Nobel per la forza delle innovazioni che hanno portato".
