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Denis Curti: "Oggi la fotografia diventa auto interpretazione"
16 ottobre 2026 alle 12:12
Milano, 16 ott. (askanews) - Abbiamo chiesto a Denis Curti, uno dei più noti curatori e critici di fotografia, quale sia oggi lo spazio della fotografia nel mondo del tutto-esposto e del tutto-visto. La risposta, sotto forma di aneddoto, anche, è poetica e interessante. "Ci sono stati fotografi straordinari, penso ad André Kertész - ci ha detto Curti - che in tempi non sospetti hanno aperto la strada per altri giovani fotografi e fotografi. Quando a un certo punto Kertész perde la moglie si ricorda che sua moglie si affacciava sempre alla finestra della loro casa a New York e quando lui la perde non se ne fa una ragione finché non trova una statua di vetro, leggermente incrinata, è una persona, è una figura vista da dietro e che sta posizionata un po' reclinata come stava sempre la moglie. Lui compra questa scultura, la mette sulla finestra e fa un lavoro meraviglioso che si chiama Polaroid, è un lavoro che porta via il cuore, è un lavoro che ti riporta ai tuoi affetti, alla tua condizione fragile di essere umano. Ecco, dentro questo territorio c'è moltissimo da fare e sono tantissime le storie che io vedo di autrici e autori che usano la fotografia per raccontare se stessi. Non è una forma terapeutica, è il desiderio di riuscire a guardarsi non allo specchio, ma con un processo volontario di auto lettura e di auto interpretazione".
