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A Fondazione Elpis la collettiva Phantom Armour
15 ottobre 2026 alle 10:02
Milano, 15 ott. (askanews) - Dal 15 ottobre 2026 al 31 gennaio 2027 negli spazi al pianterreno e al primo piano della Lavanderia, la Fondazione Elpis presenta la mostra collettiva Phantom Armour a cura di Veronica Botta: opere pre-esistenti, nuove produzioni e interventi site-specific di Giammarco Cugusi, Sarah Margnetti, Luca Petti, Maria Positano, Lorenzo Zerbini abitano lo spazio in un percorso corale. Il progetto non si sviluppa come una successione di lavori autonomi, ma come un organismo espositivo fatto di corrispondenze, presenze e rimandi.Veronica Botta ha introdotto ad askanews il progetto: "Il tema della mostra è l'armatura fantasma, un tema che introduce una contraddizione di per sé: associa il tema dell'armatura, una struttura che può appunto essere di offesa o di protezione e poi si rifà a tutto un sistema simbolico e anche estetico molto specifico, al tema del phantom, elemento evanescente, fantasma, e così perde la sua attuale funzione e la propria matericità e si apre a questa nuova forma di visione e di immaginario. È un invito agli artisti a declinarlo, articolarlo secondo ciò che evoca all'interno della loro pratica, della loro ricerca artistica, quindi può rifarsi a un sistema di esoscheletri, di sistemi di protezioni, strutture difensive, piuttosto che meccanismi di attacco che possono essere tanto reali quanto immaginari; poi allo stesso tempo può rifarsi a un'idea di amuleto, di ornamento. Ognuno degli artisti coinvolti ha trovato il suo modo per interpretare questo tema all'interno del progetto: dall'installazione specifica, agli interventi sonori, dalle opere che possono essere attraversate, a quelle che si dissolvono o modificano la propria materia durante il corso della mostra. E la stessa mostra è proprio intesa come una sorta di percorso. L'invito è a visitarla in diversi momenti perché ci sono delle opere che possono trasformarsi nel percorso, ci sono delle opere luminose che cambiano completamente lo spazio, delle altre che si rivelano solo attraverso la luce del sole che fa generare delle ombre. È un invito a tornare a rivedere queste opere e questa mostra in diversi momenti. Ci sono anche degli elementi che sono nascosti nello spazio o degli interventi sonori che appaiono solo in un determinato momento e quindi è un invito effettivamente anche a lasciarsi liberi di perdere qualcosa, qualche frammento e poterlo poi riscoprire in un secondo momento". Le sculture di Maria Positano in Esercizio alla mancanza sono due calchi di uno scudo della collezione del Museo Civico Gaetano Filangeri, realizzati in un materiale solubile, sottoposti all'azione dell'acqua tramite vaporizzazione e contatto diretto durante tutta la durate della mostra rendono fisicamente evidente come l'artista si è interrogata sulla perdita della memoria storica e sulle problematiche di conservazione. Giammarco Cugusi in Santa Lucia utilizza dispositivi di controllo come gli occhi della santa e al primo piano bracci meccanici in movimento con supporti luminosi che creano un passaggio di luce di cui non è possibile anticipare il percorso nello spazio. Sulle due finestre del piano terra, Sarah Margnetti realizza interventi pittorici site-specific in cui mani fuori scala trattengono e manovrano delle tende come a regolare l'esposizione della luce nella stanza. Le crisalidi in bronzo di Lorenzo Zerbini ricordano una specie di farfalla estinta a Milano e la tenda in alluminio repellente per insetti diventa una soglia proteggendo, ma anche dividendo lo spazio. Infine ci sono gli ibridi fra vegetale e animale di Luca Petti con l'elemento sonoro che irrompe occasionalmente. Luce, suono, materia sono in continuo mutamento.Il progetto è accompagnato da un Public Program tra cui un evento performativo ideato da Giammarco Cugusi in occasione di Santa Lucia il 12 dicembre e un workshop di lavorazione di metalli, condotto da ASTRA ASTRA ASTRA e Margherita Potenza il 7 novembre.
