A Cagliari i forzati del caldo: "Così resistiamo alle temperature roventi"

16 luglio 2026 alle 08:54aggiornato il 16 luglio 2026 alle 08:56

Il caldo è oggettivo, ma non è che sia esattamente democratico. "Quando ci sono le urgenze non c’è meteo che conti", dice l’uomo che sbuca da sottoterra con l’elmetto in testa, lo sguardo rassegnato e la fronte sudaticcia; venti minuti prima delle quindici, quando se i gradi non sono quaranta poco ci manca, e l’umidità appiccica i vestiti e pure i pensieri. Inizia da via Po il tour tra i forzati del caldo, con la colonnina destinata a salire ancora in questa terza ondata d’aria rovente e otto gradi sopra le media che mettono a dura prova la resistenza degli indomiti lavoratori che s’appellano al santo maestrale, bevono tanto e lo dicono con assoluta convinzione, che questa non è estate ma una tortura.

È una questione di adattamento, sicuramente anche di resistenza. "È dura, durissima, ma alla fine lavorare bisogna lavorare, la corrente è un bene primario e quando c’è un disservizio non ti puoi certo permettere di rimandare per troppo caldo", spiega Gianluca Caredda, che ha 24 anni ed è l’uomo con l’elemento intento a lavorare come operaio per la multinazionale spagnola impegnata con l’Enel nel cantiere ai pieni bassissimi, vicino all’ex mattatoio. La vera sorpresa è forse riuscire a trovare un benzinaio in un mondo di automatici, e quello che gestisce la stazione Eni alla fine di via Santa Gilla è accaldato e anche un po’ filosofo. "Beh, caldo c’è caldo, ma non è che se ci lamentiamo diminuisce". E in effetti il ragionamento di Fabio Fioris, 53 anni, gestore, non fa una piega. Mentre serve due clienti si gode la brezza, che "non è fresca ma meglio di niente".

Prossima fermata: Poetto, direbbe l’altoparlante della metro che un giorno - speriamo non troppo lontano - passerà in viale Diaz, dove il cantiere è deserto e il caldo sembra crescere se possibile pure di più. Così, attorno alle 15, basta semplicemente avvicinarsi oltre il dovuti ai caddozzoni del Poetto per rendersi conto che al peggio non c’è mai fine. "Caldo? Di più. Con le piastre accese non ti dico cosa significa stare qui dietro": ma Claudia Colombu, dipendente di Da Paola e Brunello, prende il lavoro seriamente e porta avanti la missione di dare da mangiare agli affamati. "Secondo me arriviamo ai 50 gradi con le piastre, ma lavorare bisogna lavorare, quindi si va avanti con il ventilatore, che comunque muove aria calda, e tanta forza di volontà". La stessa che certamente anima gli instancabili rider che attendono la chiamata all’ombra della statua di Carlo Felice, e sfidano l’afa, l’aria bollente e le paghe non proprio gratificanti da giustificare il sacrificio a favore della collettività che attende al fresco.