Il caso.

Zona rossa tra paura e polemiche 

Parte oggi il piano di pronto intervento del Comune per il centro storico 

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In piazza del Carmine e dintorni l’emergenza non è ancora superata. L’ultimo episodio è di domenica notte, una lite fra due giovani extracomunitari che ha portato uno di loro al Santissima Trinità per un trauma facciale (dopo aver ricevuto un pugno), non fa altro che portare ancor di più l’attenzione su un punto critico della città, con la “zona rossa” che – al momento – non è riuscita ad arginare le situazioni di difficoltà tuttora frequenti.

Anche per questo, da oggi il Comune interviene con uno strumento in più: un presidio mobile di prossimità, un’unità di intervento multidisciplinare che farà sì che nel centro storico (con particolare attenzione su piazza del Carmine) non ci siano solo le misure delle forze dell’ordine, ma anche un sostegno a livello sociale.

“Camper sociale”

Ad aver promosso con forza il piano sperimentale di intervento multidisciplinare integrato per il centro storico (questo il nome completo) approvato in Giunta è l’assessora ai Servizi sociali, Anna Puddu. «Nessuno deve essere lasciato solo», sottolinea. «L’obiettivo del Comune è parlare di sicurezza integrata. Spesso si ritiene che la sicurezza sia garantita solo dai presidi di polizia, ma non è l’unico strumento».

Il presidio opererà con delle unità mobili di pronto intervento sociale (gestito dalla Croce Rossa, operativo 24 ore su 24) e polizia locale, per fornire un immediato supporto a chiunque sia in situazioni di grave emergenza sociale e sanitaria. «Garantiranno un servizio sperimentale sino a fine settembre, dalle 17 alle 22», prosegue Puddu. «Il fine è avere non solo il monitoraggio della situazione, del quale abbiamo piena contezza, ma anche di tutto il territorio. E in accordo con le varie istituzioni, perché vanno prese in carico le situazioni di vulnerabilità».

Le criticità

Ieri, all’indomani dell’ennesima rissa, in piazza del Carmine il clima sembrava più tranquillo. Ma è solo momentaneo: «Le difficoltà spesso sono la sera, dove non si può continuare così», fa notare Valentino Asunis, dipendente della bottega Monte Linas. «Di giorno, per esempio, c’è chi per dispetto si mette in mezzo alle strisce e non fa passare le auto. Bisogna insistere sull’inserimento di chi è in difficoltà, altrimenti non ha senso che restino qui nella piazza».

La paura, parlando con esercenti (che spesso lavorano in orari in cui si verificano meno episodi di disagio) e residenti, è palese. «Il Comune non neghi l’evidenza: non intervenire in modo deciso significa accettare questa situazione», afferma un frequentatore della piazza, che non vuole dire il nome «per evitare problemi». Anche per questo, sabato 30 dalle 9.30 alle 13.30 Futuro Nazionale allestirà una raccolta firme sulla sicurezza urbana.

Le attività

«I commercianti sono preoccupati per questa narrazione che dipinge la città come il Bronx degli anni ‘80», ha detto il sindaco Massimo Zedda martedì scorso in Consiglio, in risposta alla consigliera Stefania Loi. «Parlare di “zona rossa” vuol dire definire tutta l’area “zona minata”», dichiara Italo Sulliotti, dalla sua storica rivendita di dolci e liquori. «I delinquenti ci sono, ma come in tutte le strade. Sta alle autorità controllare di più, o è ovvio che diventa terra di conquista. Definirla “zona rossa” spaventa solo chi ci passa».

Con le attività produttive, nel piano del Comune, previste misure specifiche: «Vanno dati agli esercenti strumenti per segnalare le situazioni ma anche indicazioni su come intervenire, con un numero dedicato per non dover sempre chiamare la forza pubblica», dettaglia l’assessora Puddu.

Lo scontro

Ma la discussione è anche politica. «Piazza del Carmine oggi ha bisogno di una strategia integrata», il pensiero del consigliere Giuseppe Farris (CiViCa 2024). «Sicurezza, presidio del territorio, interventi sociali, recupero dello spazio urbano e sostegno alle attività economiche. Un camper sociale può essere uno strumento, ma non può diventare la risposta principale al problema».

Farris chiede risposte: «Quale idea ha della piazza l’amministrazione, luogo da restituire alla città o simbolo stabile del disagio? Chi vive e lavora nel quartiere vuole sicurezza, regole rispettate, pulizia e presenza stabile delle istituzioni. Serve un piano organico, non interventi episodici dal valore più che altro simbolico».

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