Contu (Fimmg): «A rischio il rapporto fiduciario con il paziente e in Sardegna si perderanno servizi nelle aree interne»

Case di comunità, i medici di base contro la riforma 

Mobilitazione nazionale e sciopero: nel mirino gli orari da rispettare 

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La sfida è quella della case di comunità – le nuove strutture finanziate con il Pnrr – che entro giugno devono essere pronte, non soltanto con spazi attrezzati e accoglienti, ma soprattutto con il personale che le faccia funzionare.

Ed è qui che la tensione tra il Governo e i medici di medicina generale sale alle stelle, con la mobilitazione massiccia della categoria, che dice “no” al decreto legge di riordino dell’assistenza territoriale predisposto per l’attuazione del Dm 77 con l’obiettivo di garantire la piena operatività dei nuovi presìdi, che in Sardegna, con l’ultima delibera approvata dalla Giunta (e l’ok della commissione consiliare) saranno novanta, dislocate capillarmente in tutte le Asl.

La protesta

Il nodo riguarda tutte le regioni, e le tre sigle principali dei medici di medicina generale sono sul sentiero di guerra (nei giorni scorsi anche i pediatri di libera scelta hanno annunciato la loro protesta).

La Fimmg ieri ha deliberato mobilitazione e sciopero contro la riforma, perché ritiene «inaccettabile la bozza di decreto, sia nel metodo che nel merito». La protesta, spiega una nota, «difende un diritto all'equità del Ssn e non una deregulation regionale che veda modelli diversi di medicina di famiglia da regione a regione e da territorio a territorio, ed è volta alla tutela del medico di fiducia, della prossimità delle cure e della continuità assistenziale a servizio dei cittadini e soprattutto dei pazienti più fragili». La medicina generale «non può essere riformata attraverso interventi unilaterali, di apparente urgenza e attraverso modelli organizzativi che destrutturino il rapporto fiduciario, indeboliscano la convenzione, cancellino gli Accordi integrativi regionali o introducano canali paralleli di accesso alla professione».

L’allarme

A livello regionale, il segretario Federico Contu aggiunge che «il modello che si sta proponendo andrebbe a snaturare il lavoro del medico di famiglia per come oggi lo conosciamo. Se io misuro un medico quasi esclusivamente attraverso ore svolte nelle Case della comunità, copertura dei turni, numero di pazienti cronici presi in carico, utilizzo del Fascicolo Sanitario Elettronico, telemedicina, appropriatezza prescrittiva o riduzione degli accessi impropri al pronto soccorso, sto dicendo implicitamente che il valore del medico di famiglia coincide con una serie di prestazioni tracciabili e di obiettivi aziendali. E in Sardegna, c’è il rischio di una accelerazione importante di spopolamento delle aree interne che andrebbero inevitabilmente a perdere dei servizi».

La funzione

Per lo Snami, guidato nell’Isola da Domenico Salvago, «la medicina generale deve essere rafforzata, modernizzata e pienamente inserita nella rete territoriale, ma senza snaturarne la funzione fiduciaria, clinica e continuativa». In particolare la convenzione «deve restare il canale ordinario e prioritario della medicina generale». Quanto all'obbligo di attività nelle Case di comunità, «non può essere ridotto a un mero obbligo orario», dice il sindacato, riferendosi al fatto che la bozza del decreto prevede una quota minima di almeno sei ore settimanali per 48 settimane all'anno per i medici di assistenza primaria e per i pediatri di libera scelta, con possibilità di incremento da parte della programmazione regionale.

In piazza

Lo Smi, rappresentato in Sardegna da Luciano Congiu, ha indetto una manifestazione contro la riforma, il 28 maggio a Roma davanti al ministero della Salute. «La medicina generale non può essere riformata contro i medici, né nonostante i medici, non si possono addossare ai medici le responsabilità, in capo alle Regioni, del non raggiungimento degli obiettivi della Missione 6 del Pnrr. Non siamo disponibili a trattative che svenderebbero la categoria. Una riforma vera si costruisce ascoltando chi ogni giorno garantisce assistenza, continuità e rapporto di fiducia con i cittadini».

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