Il progetto.

L’esercizio fisico per combattere la fibromialgia 

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L’esercizio fisico come terapia su misura per i pazienti affetti da fibromialgia, utilizzando parametri fisiologici, intelligenza artificiale e un team multidisciplinare. È la sfida del progetto FibrogenHIIT dell’Università di Cagliari, presentato al Cus Cagliari, e finanziato dalla Fondazione di Sardegna. «Non utilizziamo uno standard valido per tutti, ma un modello adattato alla risposta individuale del paziente. Il cuore del progetto è il “precision exercise”: l’intensità dell’attività viene modificata in tempo reale in base alla risposta del singolo paziente», ha spiegato la coordinatrice scientifica del progetto Myositis Massidda.
Con un’app dedicata, il team monitora frequenza cardiaca e parametri di carico, verificando se il paziente si trovi nella “target zone” corretta oppure se sia necessario modificare l’intensità. «È un progetto al servizio di una malattia tanto misteriosa quanto impattante», ha sottolineato Piergiorgio Calò, prorettore delegato per le attività sanitarie.
Il progetto coinvolge specialisti di medicina dello sport, reumatologia, psichiatria, genetica, nutrizione e scienze motorie. «Disponiamo di strategie farmacologiche e non farmacologiche. L’attività motoria ha un’altissima efficacia nel controllo dei sintomi, a partire dal dolore», spiega il reumatologo Matteo Piga.
Per Filippo Tocco, responsabile dell’area medico-sportiva, «l’approccio è in totale sicurezza, ed è eseguito in seguito a test indispensabili per fotografare la capacità funzionale di una persona».
Riguardo alla genetica, attraverso tamponi salivari per l’estrazione del Dna, il gruppo guidato da Carla Maria Calò lavora all’identificazione di marcatori. «Se riuscissimo ad identificare alcuni marcatori, potremmo indirizzare una cura e un protocollo personalizzato in risposta al genotipo».
L’area psichiatrica assume un ruolo fondamentale, spiega il responsabile Mauro Carta: «Prima non c’era il riconoscimento della malattia. Questo creava una fortissima discriminazione nei confronti di chi conviveva con una patologia invalidante». Spazio anche alla nutrizione: «La composizione corporea è una fotografia: aumentare i muscoli significa avere più resistenza alla fatica e diminuire il dolore nei pazienti», evidenzia la responsabile Maria Giovanna Ghiani.

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