La crisi

Zelensky sferza l’Ue e accetta i negoziati con russi e americani 

«Europa immobile su asset di Mosca  Garanzie di sicurezza, ho l’ok degli Usa» 

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Davos. L’attacco all’Europa. Poi l’annuncio di colloqui - trilaterali - coi russi e gli americani negli Emirati. I toni sono trumpiani ma a parlare è Volodymyr Zelensky, che sceglie il palco del Forum per sfogare la sua frustrazione verso i suoi più fedeli alleati. Accusati di non avere «volontà politica» per affrontare Putin mentre la guerra continua a infuriare ai loro confini orientali. E di mostrarsi «persi» e «frammentati» nell’affrontare la tempesta Trump, con il quale il leader ucraino ha annunciato di aver raggiunto un accordo sulle agognate garanzie di sicurezza americane.

Il caleidoscopio

Resta invece il nodo dei territori: «Non ne abbiamo discusso», ha detto Trump, mentre i suoi inviati Usa Witkoff e Kushner sono volati a Mosca per incontrare Putin e ascoltare l’altra campana del negoziato. Al forum svizzero è già l’attacco del discorso di Zelensky a indicare tempesta. «Nessuno vorrebbe vivere così, ripetendo la stessa cosa per settimane, mesi e, naturalmente, quattro anni - ha detto evocando il film “Il giorno della marmotta” - È esattamente così che ci piace vivere adesso. Ed è la nostra vita. Proprio l’anno scorso, qui a Davos, ho concluso il mio discorso con le parole: l’Europa deve sapere come difendersi. È passato un anno e nulla è cambiato». Zelensky ha rinfacciato ai leader europei che al momento di utilizzare gli asset russi per aiutare a difendere l’Ucraina, la decisione è stata «bloccata». Poi, non ci sono stati «veri progressi» sull’istituzione di un tribunale per l’aggressione russa. «È una questione di tempo o di volontà politica?», si è chiesto il leader di Kiev, lanciandosi in una descrizione dell’Europa come «un bellissimo ma frammentato caleidoscopio di piccole e medie potenze». Un continente «perso, nel tentativo di convincere il presidente degli Stati Uniti a cambiare. Ma lui non cambierà». E «non ascolterà questo tipo di Europa». Noi ucraini «abbiamo detto più volte ai nostri partner europei: agite ora». Ma l’Europa «rimane ancora in modalità Groenlandia», è il giudizio del leader di Kiev. «Ci viene detto di non menzionare i Tomahawk per non guastare l’umore agli americani. Ci dicono di non parlare dei missili Taurus». In Europa «ci sono discussioni infinite, omissioni, rivalità interne che impediscono di unirsi e parlare con sincerità, per trovare soluzioni reali». Ma «non dobbiamo accettare che l’Europa sia solo un’insalata di piccole e medie potenze, condita con i nemici dell’Europa stessa», ha esortato Zelensky con una nota di speranza a conclusione del suo discorso. Perché «quando è unita, l’Europa è davvero invincibile».

Tregua energetica

Quanto al vertice Zelensky-Trump, è stato definito produttivo da entrambe le parti, con l’accordo sulle garanzie di sicurezza statunitensi per l’Ucraina ormai «pronto», secondo il leader di Kiev. Ma resta il nodo dei territori contesi tra Kiev e Mosca. «Tutto ruota attorno a questo, è il problema che non abbiamo ancora risolto», ha sottolineato Zelensky. Per la svolta ora si guarda ad Abu Dhabi, dove oggi e domani si terranno incontri trilaterali tra Stati Uniti, Russia e Ucraina. Saranno i primi colloqui in questo formato, e seguono le naufragate esperienze di colloqui a Istanbul lo scorso anno. Negli Emirati voleranno gli inviati Witkoff e Kushner, per l’Ucraina ci saranno il capo dell’ufficio presidenziale Kyrylo Budanov, il segretario del Consiglio per la sicurezza Rustem Umerov e il diplomatico di lungo corso Sergiy Kyslytsya. I russi saranno il negoziatore di Putin Kirill Dmitriev e il capo dell’intelligence militare. Sui media già corrono le indiscrezioni di una possibile “tregua energetica” sul tavolo, per fermare gli attacchi alle infrastrutture ucraine e alle raffinerie e petroliere russe. Ma la speranza di un’intesa è flebile.

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