Dopo il ciclone

Le barriere in cemento salvano i locali 

Cala Gonone, i titolari si sono attrezzati prima della mareggiata. «Danni? Cento euro» 

Per restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp

«Tutti qua ricordavamo bene la furiosa mareggiata del 1997», ammette Maurizio Uras, mentre osserva quel porto ferito, travolto dalla furia del ciclone Harry. «Ecco perché abbiamo deciso di giocare d’anticipo», prosegue Sandro Mura, ristoratore e albergatore di Cala Gonone. «Il nostro locale stavolta avrà avuto forse 100 euro di danni, eppure era il più esposto, il più vicino alla banchina e al molo. Un risultato possibile solo grazie alle enormi barriere in cemento armato che abbiamo fatto sistemare qualche giorno prima della mareggiata, come scudo. Hanno retto bene, sebbene arrivasse di tutto: acqua ed enormi massi».

Prevenzione

Le banchine della località balneare sono state ripulite in tutta fretta. «Abbiamo provveduto alla rimozione dei massi, dal porto e dalle strade», spiega la sindaca di Dorgali, Angela Testone. «Tuttavia, i danni al nostro territorio sono stati ingenti, soprattutto al porto, nello specifico al molo di sopraflutto. Molti massi che si trovavano a ridosso della cima sono stati spostati: sono finiti in mare, tra un molo e l’altro, riducendo lo spazio di navigazione delle barche. I cittadini, comunque, sono stati bravissimi: la rete della prevenzione ha funzionato e ha permesso di contenere i danni». Concetti chiari. L’esempio della famiglia Mura conferma tutto. «Forti dell’esperienza del 1997, quando la mareggiata aveva completamento allagato il nostro ristorante, abbiamo deciso di chiamare un gruista e di far sistemare per tempo due grandi barriere in cemento armato», spiega Sandro Mura. «Abbiamo visto l’allerta meteo, quindi ci siamo subito adoperati. Ebbene, le barriere erano posizionate a un paio di metri di distanza dalla nostra pedana esterna, dove in genere sistemiamo i tavoli per i clienti. Sono state spostate dalla forza dell’acqua ma hanno retto l’onda d’urto. Sono barriere da 40 quintali, hanno svolto il loro compito».

L’esempio

I video che hanno iniziato a rimbalzare di telefono in telefono nella mattinata di martedì raccontano il dramma. L’acqua scavalca la massicciata del porto, la travolge. Spara enormi massi come proiettili, sulle strade e sulle case. Scenari apocalittici. Il ristorante-albergo “Il nuovo gabbiano”, come per magia, oggi appare quasi intatto. «I danni sono stati contenuti, è andata proprio bene», dice Sandro Mura, con accanto il fratello maggiore Marco. «Senza queste barriere in cemento armato l’acqua avrebbe travolto tutto: la pedana, il locale, gli infissi». L’esperienza ha giocato un ruolo di primo piano. Ha permesso di anticipare una trama, difficile anche solo da ipotizzare. Ma non per Nanneddu Pichereddu, 87 anni, una vita a Cala Gonone. «Si sapeva che doveva arrivare la mareggiata, quindi in tanti hanno preso le giuste precauzioni. Adesso spero solo che qualcuno intervenga e rinforzi questo molo. Anche perché, se non lo riparano subito, il rischio è che a breve venga spazzato via completamente». La sindaca Angela Testone puntualizza: «Ora non ci resta che attendere l’aiuto della Regione, che dovrebbe dichiarare lo stato di calamità, e del Governo nazionale. Abbiamo avuto danni rilevanti in tutto il territorio, questo intervento al porto poi sarà costoso».

L’iniziativa

Una mareggiata che ha travolto tutto. Si è abbattuta sul porto, ha devastato le spiagge. Gli operatori di Cala Gonone, però, sono pronti a reagire. «Tutto confermato, questa mattina alle 9.30 ci troveremo al porto», scrive la guida escursionistica ed apneista, Paolo Insolera, sulle sue pagine social, mentre invita tutti a partecipare a una mattinata virtuosa, dalla forte impronta ecologista. «Ci divideremo in più squadre per cercare di coprire da Cala Fuili a S’Abba durche. Forniremo noi guanti, buste e rastrelli. Se qualcuno ha dei retini li porti per raccogliere rifiuti dall’acqua». Insolera precisa: «La mareggiata ha portato una quantità enorme di detriti sulle nostre spiagge. Dobbiamo difendere un territorio unico, delicato e ricco».

RIPRODUZIONE RISERVATA

Questo contenuto è riservato agli utenti abbonati

Per continuare a leggere abbonati o effettua l'accesso se sei già abbonato.

Accedi agli articoli premium

Sfoglia il quotidiano da tutti i dispositivi

Sei già abbonato?
Sottoscrivi
Sottoscrivi