Malamovida.

Zedda: «Più agenti nelle vie del centro» 

Marina e Stampace, cresce la paura: i residenti ora si sentono in ostaggio 

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«Servono agenti a piedi che tengano sotto controllo le strade del centro». È l’appello lanciato dal sindaco Massimo Zedda ieri sera in Prefettura, prima dell’incontro convocato per discutere dei grandi eventi in arrivo in città – da Sant’Efisio alla regata preliminare dell’America’s Cup. Il primo cittadino ha voluto quindi accendere i riflettori anche sul tema della sicurezza confrontandosi con la prefetta Paola Dessì.

Un intervento che arriva a pochi giorni da diversi episodi di violenza nel cuore della città. Sabato sera Luigi De Micco, titolare della pizzeria Napul’é, è stato aggredito dopo aver inseguito un gruppo di giovani che avevano rubato la borsa a una cliente del locale. Nel weekend anche altri scippi, schiamazzi per l’eccesso di alcol, spaccio di droga e una tentata violenza sessuale nei confronti di una giovane, che non ha però voluto presentare querela.

La denuncia

Furti, aggressioni e risse: è questo il quadro denunciato da residenti e commercianti, soprattutto nei fine settimana, tra le vie della Marina e di Stampace. Una situazione che, secondo il primo cittadino, richiede «una forma di collaborazione più strutturata» tra forze dell’ordine, istituzioni e operatori della ristorazione, anche alla luce dei temi affrontati nel Tavolo del Piano di risanamento acustico.

A chiedere da tempo un cambio di passo sono soprattutto i residenti. «Non vogliamo creare allarmismi, ma nemmeno nascondere la polvere sotto il tappeto», afferma Sandra Orrù, portavoce del comitato “Apriamo le finestre alla Marina”. «Fatti come quelli dell’ultima settimana ci ricordano che non possiamo sentirci poi così tranquilli». Una delle richieste principali è quella di un presidio costante sul territorio, come ribadito dal sindaco in Prefettura. «Sfido chiunque a passeggiare un sabato sera al Corso e incontrare un solo poliziotto o carabiniere in divisa», denuncia Marco Rossi, residente di Stampace. «È necessaria una figura di riferimento che residenti e commercianti conoscano e su cui poter contare». Una presenza che, secondo chi vive quotidianamente questi quartieri, dovrebbe essere rafforzata soprattutto nelle aree più fragili. «A Stampace l’età media dei residenti è più alta che in altre zone della città, e confrontarsi con certe situazioni mette più paura», spiega Rossi.

Poca sicurezza

Il disagio, raccontano, è fatto anche di episodi quotidiani: «È capitato persino di trovare persone ubriache addormentate nei pianerottoli delle scale». E mentre alla Marina il fenomeno dei gruppi di giovani più molesti sembra essersi in parte attenuato, a Stampace – nonostante i presidi della Zona rossa – la percezione di insicurezza resta alta. A pesare sono anche le conseguenze sul tessuto sociale. «Nelle ultime due settimane due famiglie hanno già annunciato che lasceranno il quartiere», aggiunge Orrù. Tra le cause, la scarsa sicurezza percepita, ma anche notti insonni, rumori eccessivi e degrado diffuso: «Abuso di alcolici, spesso tra i minori, locali che non rispettano le restrizioni sugli orari e giovani ubriachi e pericolosi a ogni angolo».

«Ma non è emergenza»

Non tutti, però, condividono questa lettura. Alberto Melis, ristoratore e vicepresidente del consorzio “Cagliari centro storico”, invita a ridimensionare il fenomeno: «Non si tratta di situazioni così preoccupanti, ma di dinamiche naturali che si verificano nei centri delle grandi città». Secondo Melis, le difficoltà del commercio «non sono legate alla microcriminalità, quanto piuttosto alla carenza di parcheggi».

Di tutt’altro avviso i residenti, che segnalano aggressioni verbali anche in pieno giorno e la presenza sempre più frequente di giovani armati di coltelli, spray e bottiglie di vetro. «Non possiamo diventare come le Ramblas degli anni ’80», avvertono. «Altro che hotel di lusso o aiuole curate al Porto: la città vera non è quella».

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