Sarà che ultimamente la storia va al galoppo. O che se qualcuno si affaccia al balcone di San Pietro e dice “Buonasera” è una cosa che rimane impressa. Di fatto un anno fa moriva Papa Francesco e sembra storia remota, eppure la sua elezione a tratti pare cosa di ieri.
Giusto uno scherzo della memoria, ma coerente con il profilo sorprendente del Papa venuto dalla fine del mondo. Ad enumerarne i primati viene fuori una lista che suona quasi come una litania. Il primo a chiamarsi Francesco e il primo gesuita sul Soglio di Pietro; il primo a volere la croce pettorale d’argento anziché d’oro e il primo a rinunciare all’Appartamento apostolico per restare a Santa Marta, residence per grandi elettori in tempo di conclave; il primo a domandarsi “chi sono io per giudicare un gay?”, salvo poi nell’autunno del suo pontificato ammonire i vescovi italiani sulla “troppa frociaggine” nei seminari (e ci fu chi caritatevolmente volle far trapelare quella frase da un incontro a porte chiuse); il primo pontefice latinoamericano e primo a portare di persona dall’ottico una montatura da aggiustare, per restare a quell’alternanza di ecumenico e intimamente quotidiano, di solenne e casual che segnò i suoi 13 anni da vescovo di Roma. Fu lui a cambiare l’ordinamento penale vaticano e a revocare gli incarichi al cardinale Becciu, che sperimentò da imputato quella riforma (ma Bergoglio vide l’inizio di quel processo di primo grado e la sentenza che lo concluse, non l’implosione procedurale che avrebbe portato a proclamarne la nullità relativa). E fu, innanzitutto, il primo in quasi sei secoli a guidare la Chiesa con un predecessore ancora in vita: per quasi dieci anni nel microscopico Stato ci furono due uomini vestiti di bianco, e a nulla valsero gli abbracci e le preghiere comuni di Benedetto e Francesco per chi si ostinò a considerare nulle le dimissioni del primo e quindi invalida l’elezione del secondo.
Ci sono tantissimi Bergoglio, tutti veri ma più o meno rilevanti a seconda della sensibilità di ciascuno. Se lo ricordiamo su queste colonne siamo sardi, tendenzialmente, e perciò abbiamo forte la memoria della sua visita a Cagliari del 2013, dopo sei mesi di pontificato. A maggio i nove vescovi isolani gli avevano espresso la speranza in una sua visita e lui li aveva bergoglianamente spiazzati con un informale: “Il 22 settembre per voi andrebbe bene?”.
E il 22 settembre fu, con un pellegrinaggio densissimo di cui stasera alle 21 Videolina ripropone una sintesi. Il suo Falcon atterrò a Elmas alle 8,20, alle 19,04 decollò per Roma. In quasi undici ore, a un ritmo che stupì l’arcivescovo Arrigo Miglio, entusiasmò i quattrocentomila che pendevano dalle sue labbra («Io non vendo un’illusione, fidatevi»), strinse la mano ai detenuti in permesso premio e ai rettori delle università, abbracciò e accarezzò gli ammalati che avevano lasciato i loro ricoveri per andarlo a salutare a Bonaria, la basilica dedicata alla stessa Madonna che dà il nome alla sua Buenos Aires (e chi ricorda le lacrime sue e dei pazienti non dimentica neanche i bambini arriva ti dal Microcitemico, che dopo la messa correvano da lui e si strappavano le mascherine per mostrargli i loro sorrisi). Nel Largo Carlo Felice volle incontrare il grande malato delle cronache sarde: il mondo del lavoro. Parlò dopo un cassintegrato, un’imprenditrice e un pastore, in testa il casco da minatore, al microfono parole di fuoco per il paganesimo «dell’idolo denaro». E poi: «Anche la mia famiglia ha conosciuto la sofferenza della mancanza di lavoro». Stare senza lavoro «porta via la dignità, si perde la forza di andare avanti». Ma «non sono venuto come impiegato: sono qui per darvi coraggio». Ci riuscì. E riuscì anche, il giovanotto 77enne, a farsi intendere dai centomila ragazzi a cui parlò prima di ripartire: «Prendete il largo, calate le reti, giovani di Sardegna. Non accontentatevi, puntate in alto, andate oltre con coraggio, non perdete mai la speranza. Quando la dea della lamentela vi chiama non seguite la sua veglia funebre, di Gesù ci si può fidare, apritevi al Signore e agli altri, anche voi siete chiamati a diventare pescatori di uomini».
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