Shock energetico.

«Potremmo dover riaprire le centrali a carbone» 

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La crisi in Iran e Medio Oriente non sembra trovare soluzione e il problema energetico, anche in Italia, diventa sempre più serio. Tanto che Gilberto Pichetto Fratin avverte che, se la situazione peggiorasse, potrebbe essere necessaria una piena riattivazione delle centrali a carbone.

Sono quattro in tutto in Italia: due, Brindisi e Civitavecchia, dal primo gennaio non hanno più l’autorizzazione ambientale a bruciare carbone. Le altre due, in Sardegna (a Portovesme e Fiume Santo), sono attive. Il phase out completo era previsto al 31 dicembre 2025, «ma in realtà le centrali a carbone a dicembre 2024 erano praticamente chiuse sulla penisola», ricorda il ministro dell'Ambiente, che confessa di non averne ordinato lo smantellamento perché davanti a un'emergenza («una situazione in cui il gas supera i 70 euro al megawattora») potrebbe «essere necessario riattivarle».

Al momento, il gas è a 40 euro MWh, 70 euro è un prezzo molto alto, «ma quello è il punto di caduta», ribadisce Pichetto, intervenendo a un forum di Confindustria. «L’impatto dello shock energetico già si legge in molti dati sull’economia italiana», spiega l’associazione degli industriali: «Cade la fiducia delle famiglie, anticipando una frenata dei consumi; risalgono i tassi sovrani; si abbassano le attese sull’industria, che stava provando a risalire; frenano anche i servizi. Il Centro Studi stima che, se la guerra in Iran finisse a giugno (con un petrolio a 110 dollari in media annua), «le imprese manifatturiere italiane si ritroverebbero a pagare altri 7 miliardi di euro l’anno in più in bolletta rispetto al 2025».

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