il conflitto

Crosetto: a Hormuz anche senza egida Onu 

Le opposizioni: «Esporrebbe l’Italia a rischi» Poi lui precisa: «Meglio con le Nazioni Unite» 

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Con un video che rievoca la concitazione delle sequenze firmate dalla regista premio Oscar Kathryn Bigelow, il Comando Centrale degli Stati Uniti ha mostrato l'abbordaggio notturno della nave da carico iraniana Touska, sequestrata domenica nel Golfo dell'Oman dai marines statunitensi. Un episodio che si collega alle tensioni attorno allo Stretto di Hormuz, su cui ieri per altro si è sviluppata una nuova polemica in Italia: il ministro della Difesa Guido Crosetto infatti ha ipotizzato che il nostro Paese potrebbe partecipare a una missione per liberare lo Stretto anche se non ci fosse un mandato dell’Onu. Ma l’opposizione reagisce duramente.

La polemica

«Mi auguro che ci sia l'egida dell'Onu», ha detto Crosetto in un’intervista al Corriere della Sera, «ma non mi formalizzerò se invece ci saranno 42 nazioni con un mandato e una forza multilaterale di pace. E non penso che, davanti a una missione internazionale, il Parlamento possa fare distinguo». Negative le reazioni da parte dell’opposizione: per il portavoce di Europa Verde Angelo Bonelli sarebbe «una scelta grave. La missione militare italiana, per quanto ci riguarda, può avvenire solo sotto l’egida delle Nazioni Unite. Di fronte alla demolizione del diritto e della legalità internazionale operata da una guerra che riteniamo criminale, portata avanti da Trump e Netanyahu, la risposta non può che essere il rispetto del ruolo dell’Onu e della legalità internazionale. Andare avanti senza mandato Onu significa esporre le nostre navi e il nostro Paese a un coinvolgimento diretto in una guerra che non ci appartiene».

Per i parlamentari M5S delle commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato, «le parole di Crosetto tradiscono l’idea che una risoluzione Onu sia una fastidiosa formalità, di cui si può fare anche a meno. Quando invece rappresenta un passaggio politico-diplomatico indispensabile per garantire che la missione abbia un sostegno multilaterale condiviso da tutte le potenze mondiali». In serata, il ministro ha precisato che «un mandato dell’Onu sarebbe certamente meglio, ma può essere bloccato dal primo che si alza. Se devo scegliere pragmaticamente», quindi, prevarrebbe «la necessità di mettere in sicurezza Hormuz». D’accordo con lui, fuori dalla maggioranza, anche il leader di Azione Carlo Calenda.

L’abbordaggio

Nel filmato notturno diffuso dal Centcom, i soldati della nave d'assalto Uss Tripoli si calano con le corde dagli elicotteri che incombevano sulla Touska e sui container metallici a bordo. Un'operazione lampo, portata a termine dopo che, secondo il Pentagono, l'imbarcazione iraniana «ha ignorato per sei ore gli avvertimenti» della Uss Spruance, cacciatorpediniere lanciamissili e cavallo di battaglia della portaerei Uss Abraham Lincoln.

Solo in seguito ai ripetuti avvisi, la Spruance ha sparato vari colpi contro la sala macchine della portacontainer, mettendola fuori uso e permettendo così ai militari di salire a bordo di una Touska ormai ingovernabile. Prima di essere abbordata, secondo MarineTraffic, la nave iraniana era stata a Port Klang, in Malesia, il 12 aprile. Nelle sei settimane prima, secondo analisti citati dal Wall Street Journal, la Touska era approdata due volte nel porto di Zhuhai.

La flotta a cui l'imbarcazione apparteneva è composta da petroliere dirette da Teheran in Cina che eludono le sanzioni Usa dal 2018. Non a caso Guo Jiakun, portavoce del ministero degli Affari Esteri cinese, si è augurato che «le parti interessate adempiano agli obblighi e rispettino la tregua». Dopo il sequestro, gli Stati Uniti non hanno ancora rivelato cosa trasportasse la Touska, lunga 294 metri. La perquisizione dei container richiederà diversi giorni.

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