Viabilità

Vittime della strada, sud dell’Isola da record 

Trentacinque morti nel 2025, il bilancio è ogni anno più pesante 

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La “maglia nera” se l’è aggiudicata la famigerata Statale 195 per Pula, l’anno scorso: tre morti in altrettanti incidenti. È quasi il dieci per cento, su un totale di 35 vittime nell’intero 2025 nell’ex Provincia di Cagliari: Area metropolitana, Sud Sardegna, Medio Campidano e Sulcis Iglesiente. Sulla Statale 387 del Parteolla sono rimaste uccise due persone, l’anno scorso: tante quante le vittime distese sull’asfalto della Statale 126 Sud Occidentale Sarda, che collega Calasetta a Iglesias. Due anche i “martiri”, sempre nel 2025, nel tratto sud della Carlo Felice: a Nuraminis e a San Sperate. E già cinque, dopo poco più di due mesi, sono i sardi che nel 2026 hanno concluso la propria esistenza sulle strade del Sud dell’Isola: a Serrenti (Sp 56), Villasor (SS 196), Siliqua (SS 293), Sestu (Provinciale 9) e sulla Provinciale 95 a Quartu.

Dati preoccupanti

Molti, anzi troppi e sempre di più. Come sempre la Sardegna si guadagna sul campo, anzi sull’asfalto, la “maglia nera” in Italia in rapporto alla popolazione. Già, perché nella nostra Isola muoiono in media 3,2 persone per incidente, mentre l’indice di mortalità medio nazionale è di poco superiore alla metà: 1,7. A peggiorare il quadro sono i dati sui morti in incidenti sulle strade sarde che continuano a crescere anno dopo anno, malgrado gli investimenti in sicurezza - pur modesti, rispetto alle necessità reali - nella rete viaria da parte di Anas, Province e Comuni. Il quadro è ancora fosco, a guardare le condizioni di certe strade, ma qualcosa si fa per aumentare la sicurezza. Eppure la mattanza rimane. Premesso che l’Istat non produce i dati proprio “a tamburo battente” (li pubblica ben oltre dodici mesi dopo il periodo cui si riferiscono), ci sono gli studi dell’Osservatorio sardo sulla sicurezza stradale condotti dal dipartimento di Ingegneria dell’Università di Cagliari.

I numeri ufficiali

Gli ultimi dati del 2023 parlano di 28 morti per incidente nell’ex Provincia di Cagliari, il territorio di quando ne esistevano quattro: sono stati il prodotto di 455 “sinistri” con feriti o morti, con un indice di 1,37. Nel Sud dell’Isola, tre anni fa, avevano perso la vita 28 persone, l’anno scorso 35, con un rapporto di 0,08 per mille abitanti, contro lo 0,05 dell’anno precedente: sempre di più. Il dato peggiore è quello di Nuoro con 0,12. «Abbiamo analizzato i dati dei morti per chilometro di tracciato», sospira il professor Gianfranco Fancello, il docente di Trasporti della facoltà di Ingegneria cagliaritana responsabile dell’Osservatorio: «I raffronti fra le strade nel Sud dell’Isola negli ultimi dieci anni indicano che la più pericolosa è la Nuova 125 Var per numero totale di vittime, mentre la Statale 554», cioè la grande circonvallazione di Cagliari e del suo vasto hinterland, «ha il primato di vittime per chilometro di tracciato: nel decennio 2013-2023 il rapporto è di 0,515 con un totale di 15 vittime». Segue la Statale 196 Villacidro-Villasor, che nello stesso decennio ha avuto un rapporto di 0,423 morti per chilometro (in totale sono stati 18). Terzo posto di questa amara graduatoria per la Statale 130 Iglesiente, con un indice di 0,409 morti per chilometro in dieci anni, per un totale di 23.

Le cause

Fin qui i dati, il “cosa”. Se ci si interroga sul “perché”, considerati anche i lavori di miglioramento della sicurezza (che sono ben lontani dal risolvere, ma comunque aiutano), il professor Fancello non ha alcun dubbio, a partire dalla tendenza: «Peggioriamo costantemente in tutte le province sarde. Nel 2014 avemmo 98 morti in tutta la Sardegna, nel 2024 sono invece stati 113, con incrementi costanti. Altro che dimezzare le vittime, come vogliono gli obiettivi europei: noi invece peggioriamo». Perché? «Purtroppo, i sardi hanno un evidente problema di educazione stradale: troppi guidano tenendo il cellulare all’orecchio, superano spesso i 100 all’ora su tracciati inadatti come l’Asse mediano di Cagliari e non si sono adeguati all’aumento di mezzi in circolazione: i trasporti pubblici sono insufficienti, ma anche un po’ snobbati. E allora», conclude Fancello, «non resta che sensibilizzare i sardi al volante: troppa disattenzione, troppe tragedie».

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