Le aree di accelerazione, approvate dalla Giunta Todde di recente, non convincono i comitati. In particolare quello della Gallura, che da subito aveva sollevato i dubbi sul provvedimento annunciato dall’assessore all’Industria Emanuele Cani proprio mentre erano in corso le audizioni sulla Pratobello24. «La pubblicazione delle mappe ha confermato i nostri peggiori sospetti», scrive in una nota Maria Grazia Demontis, portavoce del Comitato gallurese: «Non è una pianificazione, ma la mappa di un saccheggio. Se la scadenza del 21 febbraio era un atto dovuto, l’estensione a dismisura delle aree già individuate dal gestore dei servizi energetici (Gse) è un tappeto rosso steso alla speculazione, come se non avessimo già svenduto abbastanza». Per gli attivisti i conti tornano soltanto agli speculatori: «Il gestore aveva già individuato 11.381,7 ettari, un’estensione abnorme, se si considera che si tratta di zone soggette a procedure autorizzative blindate, praticamente inattaccabili, che garantiscono di fatto il via libera assicurato ai progetti», spiega ancora Demontis. «Quella superficie, infatti, equivarrebbe a circa 10 Gw potenziali. Il nostro target al 2030 (già altissimo e calato dall'alto) è di 6,2 Gwp. Se l'obiettivo si raggiunge con molte meno superfici di quelle già "pre-individuate" dai tecnici romani, perché la Sardegna ha deciso di allargare ancora di più i confini? A vantaggio di chi dobbiamo produrre tutta questa energia in eccesso e a quale prezzo? E che ne sarà degli altri progetti in iter autorizzativo localizzati in zone non idonee o esterne alle aree di accelerazione?».
Le zone di accelerazione sono aree nelle quali è possibile installare impianti con procedure autorizzative semplificate e tempi ridotti, mappate e definite dai Piani regionali privilegiando superfici industriali, cave e aree degradate. «Il piano circoscrive le zone di accelerazione alle aree attrezzate a destinazione industriale, artigianale e commerciale, agli edifici, strutture edificate e relative superfici esterne, e alle aree adibite a parcheggi, limitatamente alle strutture di copertura, mentre sono escluse tutte le aree protette dal punto di vista ambientale», aveva spiegato l’assessore Cani. «Le aree individuate riguardano pertanto siti già compromessi da trasformazioni».
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