Il conflitto

«Operatori umanitari, nessuno è al sicuro»  

Il presidente nazionale della Croce Rossa ieri a Cagliari ha incontrato Comandini 

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Prima le vittime civili, sempre più spesso i giornalisti, e ora anche gli operatori umanitari. Nelle guerre di oggi il confine tra chi combatte, chi dovrebbe essere protetto e chi cerca di dare un po’ di speranza sembrano dissolversi. L’uccisione, tre giorni fa, di Youssef Assaf, operatore della Croce Rossa in Libano, è l’ennesimo segnale di una tendenza sempre meno umana: nelle guerre contemporanee nemmeno chi presta aiuto è al sicuro.

L’allarme

Un allarme lanciato anche dal presidente nazionale della Croce Rossa, Rosario Valastro, intervenuto ieri a Cagliari durante un incontro con il presidente del Consiglio regionale Piero Comandini. «Nelle zone di conflitto è chiaro che a farne le spese sono soprattutto i più poveri», spiega, «a cui vengono tolti servizi essenziali: dall’assistenza sanitaria all’accesso alle cure».

Secondo Valastro, uno dei problemi più gravi riguarda il mancato rispetto delle regole minime previste dal diritto umanitario internazionale. «Nei conflitti che siamo abituati a vedere oggi», aggiunge, «non sempre vengono rispettate le garanzie fondamentali. Strutture che non sono obiettivi militari, come ospedali e scuole, così come gli operatori umanitari, finiscono per diventare vittime del conflitto».

Un fenomeno che, oltre ad avere conseguenze drammatiche dal punto di vista umano, non produce neppure vantaggi sul piano strategico. «Colpire strutture sanitarie o operatori umanitari», sottolinea, «non porta alcun vantaggio militare, ma aumenta soltanto il livello di pericolo e sofferenza per la popolazione».

Le Convenzioni

Le regole per limitare gli effetti delle guerre sui civili esistono da tempo e sono contenute nelle Convenzioni di Ginevra, che stabiliscono la protezione delle persone non coinvolte direttamente nei combattimenti e degli operatori impegnati nelle attività di soccorso. «Quelle norme prevedono chiaramente che alcune categorie debbano essere tutelate. Uccidere un operatore della Croce Rossa rappresenta una violazione grave di quei principi».

La tragedia di Youssef «sottolinea, come stabilito dalle Convenzioni di Ginevra e dal diritto internazionale umanitario, l’importanza di proteggere il personale medico, le ambulanze e i pazienti», ha detto Valastro qualche giorno fa, «affinché sia possibile garantire supporto, conforto, cure, dignità a chi soffre». E invece, «ancora una volta ci ritroviamo a piangere un collega ucciso mentre portava aiuto. È necessario riportare l’umanità in primo piano».

La situazione in Libano resta drammatica: oltre mezzo milione di persone sono sfollate e, secondo Human Rights Watch, Israele ha sparato dei proiettili al fosforo bianco su alcune abitazioni nella città di Yohmor, aumentando il rischio per civili e operatori umanitari. Anche in Iran la crisi umanitaria si aggrava, con circa 3,2 milioni di sfollati interni a causa dello scoppio del conflitto avvenuto 2 settimane fa.

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