Il bilancio di fine mattinata è drammatico. Se da una parte il traffico sembra aver ripreso il suo flusso costante e ordinato, dell’avanzata del cantiere per la metropolitana di superficie in viale Diaz non si può dire lo stesso. «Sì, ci sono operai al lavoro ogni giorno ma non se ne vede la fine. Sopravvivere è veramente complicato».
Tra reti metalliche, passerelle di legno e scavi pieni d’acqua che sembrano piccoli stagni, nel viale il cantiere continua a dividere la strada e la vita di chi ci lavora.
La disperazione
«Sono cinque anni in queste condizioni. Ci promettono una riapertura a breve ma non so più se crederci». Quasi con le lacrime agli occhi per la disperazione, Giuseppe Conti, titolare dell’edicola affacciata su quel che resta di piazza Madre Teresa di Calcutta, è stremato. «Vendo giornali e riviste da quando avevo 10 anni, ho fatto questo mestiere per quasi 65 anni e ho sempre lavorato con dignità. Ora invece questi cantieri mi stanno togliendo il respiro». Dall’inizio dei lavori gli affari sono crollati drasticamente. Negli ultimi tre mesi poi è arrivato il cambiamento più pesante: ormai completamente ingabbiata tra reti d’acciaio e passerelle di legno traballanti, raggiungere l’edicola è quasi impossibile. Fa impressione vederla così, quasi chiusa in cella. «Quando sono arrivato qui, 25 anni fa, viale Diaz ha rappresentato la mia fortuna. Ora mi hanno rovinato. Le vendite sono diminuite senza sosta, mi sono dovuto indebitare e ora è difficile vedere una via d’uscita».
La rassegnazione
«Come sempre a creare più problemi è la mancanza di parcheggi – dice Mauro Bulla, avvocato che in viale Diaz ha il suo studio –. Molti sono stati rimossi per il cantiere e raggiungere i locali è sempre più complicato». A dare fastidio sono anche «i rumori costanti dei mezzi e degli scavi. Indubbiamente c’è tanta confusione».
Il malcontento è comune da un’attività all’altra. Poco più in là, verso via Roma, Stefania Pilloni dell’enoteca Cronta racconta i disagi legati ai detriti che dal cantiere schizzano verso i porticati, dove molte attività hanno i loro tavolini. «Ci ritroviamo spesso a dover combattere con la polvere e il fango provenienti dagli scavi, soprattutto quando il tempo non ci assiste». Anche la riduzione della carreggiata ha cambiato le abitudini dei clienti. «Prima qualcuno si fermava al volo, magari lasciava l’auto in seconda fila per prendere una bottiglia prima di tornare a casa. Ora è impossibile». Durante il periodo natalizio, di solito il momento migliore per le vendite, «abbiamo sofferto parecchio». Stefania è più rassegnata che arrabbiata: «Il disagio è evidente ma, oltre a sperare che finisca al più presto, purtroppo non possiamo fare molto. Spero solo che, una volta terminati i lavori, avremo un ritorno in termini di vendite e benefici».
E se, tra parcheggi introvabili, asfalto dissestato e recinzioni che obbligano il percorso dei veicoli, la situazione è complicata per gli automobilisti, per i pedoni è pure peggio. Attraversamenti ridotti al minimo, passaggi su assi di legno o pedane metalliche che traballano sotto i piedi e un costante senso di isolamento.
Si guarda avanti
«Voi vivete o lavorate qui?» Alla domanda Mario Palla e Antonio Manca, incontrati mentre passeggiavano sotto il porticato esclamano con sollievo: «Per fortuna no». Mario, che frequenta spesso la zona, racconta: «Ci passiamo perché siamo di Cagliari, ma da quando sono iniziati i lavori preferisco fare percorsi alternativi. Qui è davvero un macello». L’amico, che invece lavora in viale Regina Margherita, spiega: «Per fortuna mi fermo prima che inizi il disastro. Qui vengo ogni tanto nel tempo libero, ma sempre e solo a piedi».
Non tutti però vedono solo il lato negativo. Rita Ebau, che lavora nel centro estetico Beautique 5, racconta che la sua attività ha retto l’impatto dei lavori. «I nostri clienti ormai lo sanno e continuano a venire». Resta però il problema dei parcheggi, soprattutto per chi lavora nella zona. «Spesso siamo costretti a utilizzare quelli a pagamento e a spendere anche decine di euro per venire al lavoro». Nonostante i disagi, Rita guarda avanti. «Se pensiamo al risultato finale forse vale la pena sopportare qualche sacrificio. Quando la metro sarà pronta la userò sicuramente per venire al lavoro. Potrebbe risolvere un grande problema per tutta la città».Nel frattempo, però, per chi ogni giorno apre negozi e uffici tra le recinzioni del cantiere, la fine dei lavori sembra ancora lontana.
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