Una “guerra esistenziale”, fondata sulla resistenza a oltranza e sulla prospettiva di una battaglia decisiva sul terreno del sud del Libano: così Hezbollah presenta il conflitto con Israele. E il sud del Libano è un’area che i combattenti dell’organizzazione paramilitare islamista sciita conoscono meglio degli israeliani, e dove sperano di ridurre il divario militare e tecnologico.
Una fonte del “Partito di Dio” (questo il significato del nome arabo) afferma che, dopo oltre un anno di bombardamenti aerei israeliani, la pazienza è finita e che questa volta lo scontro sarà portato fino in fondo. Sul piano militare il rapporto di forza resta però nettamente sfavorevole a Hezbollah: Israele ha causato centinaia di morti in Libano e ha avviato un’operazione terrestre nel sud, mentre gli sfollati hanno superato il milione. Nonostante ciò, il movimento sostiene di avere il sostegno della popolazione, interpreta il conflitto come parte dello scontro regionale tra Stati Uniti e Iran e sostiene che se Teheran resisterà, gli equilibri regionali cambierannoa suo vantaggio. Hezbollah rifiuta l’idea di disarmo, mentre il governo libanese appare più incline a un compromesso con Israele.
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