Si infittisce il mistero sulla figura di Mojtaba Khamenei. La nuova Guida suprema dell’Iran sarebbe stata segretamente trasportata a Mosca su un aereo militare russo, dopo essere rimasta ferita nell’attacco del 28 febbraio in cui perse la vita il padre, l’ayatollah Ali Khamenei. Sarebbe stato quindi sottoposto con successo a un intervento chirurgico.
A riportare la notizia è stato il media kuwaitiano Al-Jarida, lo stesso che aveva diffuso quella del suo ferimento. Ma il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, non ha commentato la versione: difficile verificare, data la campagna di disinformazione che oramai circonda il nuovo leader iraniano. Voci incontrollate: «È morto», «È gravissimo», «Non ha scritto il suo discorso di insediamento», «Ha sofferto di problemi di fertilità» e perfino «Trump ha riso quando l’intelligence gli ha detto che è gay».
Secondo Al-Jarida, a offrire di far curare Khamenei a Mosca è stato il presidente Vladimir Putin in una telefonata col presidente iraniano Masoud Pezeshkian. Ora Khamenei sarebbe convalescente in una struttura medica superprotetta, dentro una delle residenze presidenziali. A motivare il trasporto, oltre a trovare migliori risorse mediche, anche sottrarlo a raid americani e israeliani contro le strutture mediche dove poteva essere ricoverato. Ma da 16 giorni la Guida suprema non appare in pubblico, e questo ha appunto alimentato una girandola incontrollata di speculazioni.
Tuttavia, stando a Teheran, Mojtaba (pur ferito) è attivamente al lavoro: ha appena nominato Mohsen Rezaei (membro del Consiglio per la salvaguardia degli interessi del regime ed ex comandante delle Guardie Rivoluzionarie) come suo comandante militare. Inoltre, ha ordinato che i funzionari nominati dal padre restino in carica.
Sempre a Mosca, ma in relazione all’Italia, un incontro tra il viceministro degli Esteri italiano Edmondo Cirielli e l’ambasciatore russo Alexei Paramonov (diventato di dominio pubblico oltre un mese più tardi) è un caso. Tanto che avrebbe generato l’irritazione di Giorgia Meloni, non preventivamente informata e rimasta spiazzata.
Cirielli ha smentito la reazione della premier, precisando che l’appuntamento con Paramonov (richiesto dallo stesso diplomatico russo) era autorizzato dalla Farnesina. «Ho agito a nome del governo», ha dichiarato. Spiegazione insufficiente per le opposizioni, che chiedono le dimissioni del viceministro.
«Se il governo riapre i canali con la Russia si allontana dall’Ue», attacca Elly Schlein. «È una polemica inutile», replica il ministro degli Esteri, Antonio Tajani. Che aggiunge: «L’incontro si è svolto al ministero, alla luce del sole, ed è servito a ribadire la nostra posizione sull’Ucraina. Ossia, sostegno a Kiev e condanna dell’invasione russa, con cui non abbiamo rotto le relazioni diplomatiche».
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