Massa.

Ucciso dal branco, uno degli assalitori praticava la boxe 

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MAssa. Giacomo Bongiorni è morto davanti al figlio per i colpi ricevuti alla testa. Colpi proibiti nel pugilato ma sdoganati in piazza a Massa. L'autopsia a Genova e l'accurata analisi delle immagini della videosorveglianza fatta dai carabinieri di Massa rivelano lesioni letali provocate da calci e pugni tirati con forza.

Le posizioni dei singoli indagati sono ancora da delineare, ma intanto dagli accertamenti è emerso che il 17enne arrestato, assieme a due maggiorenni, fino a tre anni fa praticava boxe agonistica a Massa e ha vinto anche tornei. Nei suoi trascorsi sportivi ha potuto imparare come si colpisce. Nelle palestre viene insegnato questo: ma a fini di sicurezza, di sport e di fair play, per evitare che succeda davvero. «Non associate la violenza alla nostra palestra di boxe», chiede non a caso l'associazione sportiva dove il 17enne era tesserato. Invece la sera dell'11 aprile il gruppo ha agito con una rapida sequenza e con una violenza cieca. Per gli inquirenti i cinque individuati come quelli che pestavano a morte Bongiorni sono tutti accusati di omicidio volontario. Tutti, non solo i tre fermati - Ionut Alexandru Miron, 23 anni, Eduard Alin Carutasu 19 anni, entrambi in carcere, e il 17enne portato in un centro per minori a Genova - ma anche gli altri due minori 16enni rimasti a piede libero. Per i minori c'è l'accusa aggiuntiva di rissa aggravata. Da come si mette l'inchiesta ogni indagato potrebbe aver dato il suo contributo. Dalle immagini si vede che il 47enne ha subito colpi mentre era a terra come un sacco, verosimilmente non aveva più capacità di difesa, aveva perso coscienza, fino alla frattura cranica e alle emorragie decisive per il decesso. La compagna, che è testimone diretta dell'aggressione, ha detto che «Giacomo è stato pestato a morte, era già a terra e il branco sopra di lui».

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