La scelta.

Roma sospende il memorandum di difesa con Israele 

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Il governo ha sospeso il rinnovo automatico del memorandum di cooperazione militare e di difesa con Israele. Poche ore prima del duro attacco di Donald Trump, Giorgia Meloni ha ufficializzato una netta presa di distanza politica dall'altro alleato protagonista della guerra in Iran, Benjamin Netanyahu. Una scelta fatta «in considerazione della situazione attuale», ha spiegato la premier alla fine di un punto stampa al Vinitaly di Verona, dopo aver ribadito che «quando ci sono cose che non condividiamo noi agiamo di conseguenza».

La svolta «non danneggerà la nostra sicurezza», commenta il ministero degli Esteri israeliano, secondo cui quel memorandum siglato nel 2003 (governo Berlusconi), entrato in vigore nel 2016 (governo Renzi) e cinque anni dopo (governo Draghi) esteso per lo stesso periodo, «non ha mai avuto un contenuto concreto».

Per le opposizioni italiane, che da mesi la evocavano, la scelta del governo è giusta ma tardiva. Per quella israeliana è «un nuovo fallimento di Netanyahu»: «Torneremo, formeremo un governo - avverte Yair Lapid, leader del partito centrista Yesh Atid - e Israele sarà di nuovo il Paese che tutti volevano amare».

Mentre il presidente iraniano, Masoud Pezeshkian, cita l'Italia tra i Paesi da lodare per le prese di posizione «contro il bellicismo e i crimini del regime sionista».

La decisione è stata preceduta da lunghe riflessioni, nella giornata in cui il memorandum (una cornice per la cooperazione nel settore della difesa, riguardo anche lo scambio di materiali militari e la ricerca tecnologica nell'ambito delle forze armate) sarebbe stato automaticamente rinnovato salvo il recesso di una parte. A luglio la Camera, nel pieno della crisi umanitaria a Gaza, aveva bocciato una mozione delle opposizioni (presentata da Riccardo Magi, di +Europa) per la sospensione dell'accordo, e in quell'occasione l'esecutivo aveva chiarito che il memorandum era uno strumento di dialogo, funzionale a far prevalere le ragioni della diplomazia. Sembrava che la linea non fosse destinata a cambiare. Ma dietro le quinte nelle ultime ore è maturata la decisione, concordata da Meloni con i ministri Antonio Tajani (Esteri) e Guido Crosetto (Difesa) di dare un forte segnale politico al governo Netanyahu.

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