L’evento/1.

“Tutto il male del mondo” per non dimenticare mai 

Notorious riporta in sala il documentario su Giulio Regeni 

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«Sul corpo di Giulio c’era tutto il male del mondo». Questa, la frase che Paola Regeni, madre di Giulio, ha pronunciato dopo aver visto il corpo del figlio. Il circuito cinematografico Notorious Cinemas annuncia, con questa frase, il ritorno nelle sale del documentario su Giulio Regeni, opera diretta da Simone Manetti, simbolo di una ricerca di verità e giustizia ancora aperta.

Le proiezioni
L’iniziativa nasce dalla volontà di riportare al centro del dibattito pubblico una storia che ha profondamente segnato la coscienza civile del nostro Paese, offrendo al pubblico l’opportunità di confrontarsi nuovamente con una narrazione intensa e necessaria. Il documentario sarà programmato nella sala di piazza L’Unione Sarda a Cagliari a partire dal 16 aprile e sarà accompagnato da momenti di approfondimento, incontri e dibattiti con esperti, giornalisti e rappresentanti del mondo culturale.

La polemica

Il documentario “Giulio Regeni, tutto il male del mondo”, vincitore del Nastro della Legalità 2026, ripercorre la storia del ricercatore italiano rapito, torturato, ucciso in Egitto nel 2016, ancora senza un motivo né un colpevole. Una storia che ha scosso e indignato l’Italia ma che, secondo gli esperti del ministero della Cultura, non merita nulla dei contributi previsti per supportare opere cinematografiche, come denunciato da Domenico Procacci di Fandango, che ha prodotto il lavoro insieme a Ganesh di Mario Mazzarotto. La scelta di riproporre il lavoro in sala, infatti, arriva a pochi giorni dal mancato finanziamento con fondi pubblici, diventato un caso, e approdato alla Camera, con le interrogazioni di Partito democratico, Più Europa e Avs che hanno chiesto risposte al ministro della Cultura Alessandro Giuli.

La cronaca

Giulio Regeni, triestino, classe 1988, dottorando dell’Università di Cambridge, viene rapito a Il Cairo il 25 gennaio 2016, giorno del quinto anniversario delle proteste di piazza Tahrir, e ritrovato senza vita il 3 febbraio nelle vicinanze di una prigione dei servizi segreti egiziani. Il corpo presentava evidenti segni di tortura, al punto che la madre lo riconobbe «dalla punta del naso». In particolare, sulla pelle erano state incise, con oggetti affilati, alcune lettere dell'alfabeto, e tale pratica di tortura era stata ampiamente documentata come tratto distintivo della polizia egiziana: queste evidenze hanno messo subito sotto accusa il regime di al-Sisi.

L’obiettivo

«Secondo la nostra visione il cinema ha il dovere di farsi portavoce di memoria e riflessione», spiegano i vertici del Notorious Cinemas. «Riportare questo documentario in sala significa contribuire a mantenere viva l’attenzione su una vicenda che riguarda tutti noi. Con questa iniziativa vogliamo confermare il nostro impegno nella diffusione di opere che non solo intrattengono, ma stimolano una partecipazione attiva e consapevole del pubblico, riaffermando il ruolo del cinema come presidio culturale e civile. Per Giulio e per tutti noi che abbiamo a cuore la verità» ( f.f. ).

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