«Ho proposto a mio figlio di venire al mercato la domenica per raccogliere qualcosa e aiutarlo a pagare gli studi all’università». Marina Floris è seduta dietro un tavolo colmo di vecchie stoviglie, quadri, lampade e indumenti. La sua storia, al Mercato Cuore di Sant’Elia, a Cagliari, somiglia a quella di molti. Ogni domenica, tra le bancarelle, può esserci un’occasione.
Una chance per mettere insieme qualche soldo in più, arrivare a fine mese, arrotondare lo stipendio. Per qualcuno, persino per comprare il pane della giornata; per altri, per trovare un’alternativa ai prodotti, spesso troppo cari, delle grandi catene.
La sopravvivenza
«Tutto quello che riusciamo a portare a casa andrà direttamente a lui», continua la signora Floris. Il figlio, intanto, intrattiene alcuni clienti. «Questo, dieci euro signora», dice con un sorriso smagliante. Per loro è un modo per aggiungere qualcosa a ciò che già hanno, «ma anche per arricchirci il cuore con il contatto con le persone, che amiamo, e per svuotare la cantina, che male non fa». Per altri, però, raccontano madre e figlio, «lavorare qui è l’unico modo per sopravvivere».
Tra i banchi ci sono padri di famiglia, donne che hanno superato gli ottant’anni, giovani di tante nazionalità. Non soltanto tra chi vende oggetti recuperati svuotando una cantina, ma anche tra chi si ferma davanti alle pile di vestiti a un euro, «perché il resto non ce lo possiamo permettere», spiega qualcuno. E quel prezzo, per quanto piccolo, diventa una possibilità. Una signora solleva una camicia, controlla l’etichetta e domanda il prezzo: il venditore risponde e la trattativa – a volte con toni colorati – ha inizio.
«Una disperazione»
Luigi, nome di fantasia, ha 67 anni, una madre allettata e una famiglia da mantenere. «Ormai sono vecchio», dice mentre sistema la merce su una tovaglia rossa stesa sul marciapiede. «A me nessuno dà lavoro e questo è l’unico modo per raccogliere qualcosa e permettermi la giornata». Ha gli occhi lucidi mentre lo racconta. Poco più in là c’è il furgone di Sergio, 63 anni, cagliaritano doc. «Io ci vivo con questo lavoro – racconta –. È vero però che sia io che mia moglie siamo costretti a fare anche qualche lavoretto “in nero”. O questo o si sta a casa».
Per molti il mercato è l’unica ancora di salvezza. Lo dice Nicola, giovanissimo, che vende soprattutto indumenti usati «di buona fattura». «Certo c’è chi viene per fare l’affare e portare a casa un prodotto di qualità ma tanti, d’altra parte, lo fanno per necessità. Questa è diventata una salvezza, basta guardarsi intorno».
La scena
Ed è sufficiente fermarsi qualche minuto tra le bancarelle per rendersene conto. C’è chi contratta sul prezzo di un oggetto per risparmiare anche un solo euro, chi passa in rassegna montagne di vestiti alla ricerca di qualcosa che costi meno di cinque euro, chi osserva, chiede, valuta e poi rinuncia. Il Mercato Cuore diventa così uno spaccato della società, dove dietro ogni acquisto, e spesso anche dietro una rinuncia, si nasconde una storia.«La situazione sarà sempre peggio», commenta Paola Marcialis. «Vedo tanti padri e madri di famiglia disperati, che non riescono ad arrivare a fine mese. Per molti, purtroppo, comprare usato è ancora una vergogna, ma la verità è che per tanti è una salvezza». Non usa giri di parole. «In giro la situazione è davvero disperata. Ci stanno riducendo all’osso».
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