Sarebbe stata esclusa per un’interpretazione della norma elettorale, nonostante i voti presi fossero sufficienti a entrare nel nuovo Consiglio superiore della magistratura. Per questa ragione, con un comunicato diffuso ieri, la giudice Maria Cristina Ornano, presidente del Tribunale di sorveglianza di Cagliari, ha confermato la sua intenzione di non arrendersi e ricorrere contro la proclamazione degli eletti.
Candidata di AreaDg nel collegio giudicante 3, Ornano ha ottenuto 252 voti e 597 voti di lista sul proporzionale che le valevano il terzo posto nel suo collegio. Ma a sbarrarle la strada del recupero certo al proporzionale c’è stato un caso di parità nel collegio giudicante 1, dove Roberto Arata (AreaDg) ed Ernesta Occhiuto (Magistratura Indipendente) si sono fermati a 349 preferenze. La Commissione elettorale ha quindi assegnato a Occhiuto il seggio maggioritario, mentre Arata è rientrato dal recupero proporzionale a spese di Ornano. «L’esclusione», sottolinea la giudice sarda, «non discende dall’effettivo esito della consultazione elettorale, bensì da un’interpretazione della legge elettorale che, a mio avviso e secondo molti altri magistrati e giuristi, è gravemente erronea». La presidente della Sorveglianza sostiene che sia stato violato proprio lo spirito della norma che punta ad «un’equilibrata rappresentanza di genere». Il paradosso, a suo dire, è che con lei nel Csm ci sarebbe stata una perfetta parità di uomini e donne tra i togati, ora invece i primi sono in maggioranza. Non solo. Tra i magistrati, in questo modo, la componente AreaDg ha perso un seggio a vantaggio della corrente moderata di Unicost. La partita si sposta dunque nelle sedi giurisdizionali. «Con il sostegno del gruppo di cui faccio parte e per il tramite dei miei legali», annuncia Cristina Ornano, «procederò a impugnare la deliberazione della Commissione centrale elettorale». La corsa ad un seggio nel parlamentino delle toghe di Palazzo Bachelet resta aperta.
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