«C’è la necessità di un fronte comune». A chiamare all’unità la Sardegna, adesso che il caro-trasporti continua a mordere gli utili delle imprese, è Coldiretti. Ma nella partita dei costi fuori controllo le famiglie non sono certo considerate figuranti, visto che le maggiori spese sostenute dal mondo produttivo «si ripercuotono sui prezzi, quindi sul potere d’acquisto dei cittadini», rimarcano dall’associazione.
La premessa
Coldiretti la sua soluzione la mette sul piatto, con un doppio appello a Governo e Commissione europea. La richiesta avanzata a Palazzo Chigi è l’attivazione di un «credito d’imposta permanente da applicare direttamente sul maggior costo del trasporto merci e capace di compensare in modo mirato lo svantaggio che grava sui prodotti sardi, quando raggiungono i mercati», spiega il direttore Luca Saba. Non c’entra solo il caro-carburanti nell’impennata dei biglietti: le Ets, ovvero la tassa Ue applicata sulle emissioni di Co2 ma scaricata dalle compagnie di navigazione sugli autotrasportatori, rappresentano la seconda voce dell’emergenza. E qui entra in gioco l’insularità. «Le imprese e le famiglie sarde – dice il presidente Battista Cualbu – non possono continuare a pagare il prezzo di una condizione geografica che si traduce ogni giorno in maggiori costi e minori opportunità. Per chi produce nella nostra Isola, il nodo trasporti è un freno alla crescita che l’attuale crisi internazionale rende ancora più pesante».
Il peso doppio
Le peculiarità del contesto sardo hanno più di una implicazione. La prima è che il 98 per cento delle merci approda o parte via mare. E ci sono casi in cui il trasporto marittimo pesa due volte. «Su agricoltori e allevatori – continuano da Coldiretti – il costo di biglietti ed Ets grava una prima volta per far arrivare mangimi, fertilizzanti e attrezzature. Poi di nuovo quando si tratta di portare le produzioni fuori dall’Isola. Un doppio aggravio che erode il reddito agricolo e si ripercuote sulle attività di trasformazione e commercializzazione». Non solo: «A maggiori quantità di merce esportata corrispondono spese di trasporto più elevate. Questo – dice Saba – è un aspetto che andrà tenuto in considerazione nella definizione delle compensazioni: i costi aggiuntivi sostenuti dalle imprese andranno abbattuti in maniera proporzionale».
I risvolti
Il caro-traghetti si porta dietro anche l’incertezza del servizio, specie nei mesi estivi quando per gli armatori è più redditizio far viaggiare i turisti. Anche su questo Coldiretti chiede correttivi: «Gli imbarchi vanno assicurati sempre, a partire dal trasporto di bestiame e prodotti deperibili. I collegamenti regolari sono importanti quanto le tariffe sostenibili». Da qui la necessità dichiarata da Coldiretti di «un’interlocuzione con l’Unione europea per individuare misure che garantiscano una vera continuità territoriale riconoscendo concretamente lo svantaggio dell’insularità. Verrebbe così eliminato anche il divario competitivo delle aziende sarde rispetto al resto d’Italia e d’Europa». Insomma, un mix tra le misure fiscali nazionali come il credito d’imposta strutturale e le deroghe di Bruxelles sulle Ets.
L’appello
«La vertenza riguarda tutta l’economia regionale e le famiglie sarde», sono le coordinate dell’associazione. Quindi il richiamo a Confindustria Sardegna che ha già «rilanciato la necessità di dare forza a un’iniziativa comune», ricordano da Coldiretti. «L’insularità – chiudono Saba e Cualbu – è una condizione permanente che richiede una compensazione permanente. Su questi obiettivi invitiamo l’Isola a parlare con una voce sola. Ecco perché chiamiamo a raccolta il mondo imprenditoriale e le istituzioni: serve un fronte unico che porti con forza questa emergenza davanti al Governo e all’Europa, ciascuno per le proprie competenze. La specificità della Sardegna deve essere riconosciuta nei fatti, garantendo alle nostre aziende la possibilità di competere, mentre ai cittadini vanno assicurate condizioni di maggiore equità».
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