La coalizione.

Campo largo, il nodo delle primarie 

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Mentre i tavoli sul programma unitario del centrosinistra si devono ancora riunire, il dibattito tra i leader di partito si è già surriscaldato. Dopo le esternazioni di Giuseppe Conte, che ha messo rigidi paletti all’ingresso di Matteo Renzi in coalizione, è quest'ultimo ad alzare la voce, puntando il dito sulla «polemica stucchevole» dei 5 stelle: «Io non sarò candidato nel listino di maggioranza per mia scelta. Se tornerò in Parlamento, lo farò con i miei voti, non con l'aiutino dei 5 Stelle o del Pd», rivendica il leader di Iv. Che poi a sua volta punge: «Sono eletto ininterrottamente da oltre vent'anni prendendo voti, non scroccando passaggi».

Il nodo principe resta quello primarie: dalle regole ai partecipanti. Se il Pd preferirebbe una sfida a due e, in alternativa, il doppio turno, la preferenza del M5s sarebbe per una competizione allargata e a turno unico. E sono già diversi i candidati papabili: oltre a Giuseppe Conte e Elly Schlein, è possibile si presentino: Alessandro Onorato di Progetto Civico, Franco Gabrielli per Più Uno, poi un rappresentante di Avs, Riccardo Magi per Più Europa e un frontman (o una frontwoman) per Italia viva. Che sia Renzi stesso, come estremo sgambetto a Conte? Secondo alcuni pronostici non sarebbe impensabile, ma dal suo quartier generale non arriva alcuna conferma.

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