Il caso.

Quartu, assistite 5.000 famiglie «Lavorano ma non ce la fanno, è la scomparsa del ceto medio» 

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Non è più l’emergenza di pochi. È la nuova normalità di molti. A Quartu, terza città della Sardegna, non sono solo le famiglie storicamente fragili a chiedere aiuto ai Servizi sociali, oggi a bussare sono precari, operai, ma anche impiegati, pensionati, giovani coppie con un lavoro ma senza più la capacità di arrivare a fine mese. «Di fatto il ceto medio che rischia di scomparire, messo in ginocchio da rincari e pressione fiscale», spiega l’assessore ai Servizi sociali Marco Camboni.

Nuovi poveri

È la fotografia più dura della nuova povertà, quella che non vive ai margini. Sono oltre 5mila i nuclei familiari presi in carico in un anno dal Comune di Quartu. Un numero enorme, che da solo vale più di qualsiasi analisi sociologica. Dietro ci sono storie diverse ma un unico filo conduttore: il ceto medio che scivola verso il basso.I dati ufficiali forniti dall’assessorato guidato da Camboni parlano chiaro. Sono 719 le famiglie beneficiarie del Reis, il Reddito di inclusione sociale della Regione, e 700 quelle che percepiscono l’Assegno di inclusione nazionale. Misure nate per far fronte all’esclusione sociale che oggi intercettano anche chi fino a ieri si considerava al sicuro.

Ma il dato più spiazzante è quello sulla casa. Sono oltre 1.038 le famiglie che hanno dovuto chiedere il contributo affitto per non finire morose e non rischiare lo sfratto. Famiglie che lavorano ma non riescono a pagare il proprietario di casa. A queste si aggiungono 42 nuclei inseriti negli alloggi comunali a canone agevolato e 500 esenzioni totali dalla Tari. Poi ci sono gli aiuti d’urgenza: 382 contributi comunali straordinari erogati per una bolletta, una spesa sanitaria imprevista, un guasto che manda in tilt un bilancio già al limite. E 32 interventi per coprire le spese funerarie di persone indigenti, perché a Quartu c’è chi non ha nemmeno i soldi per seppellire un parente. Chiude il quadro la misura contro il caro-spesa: 1.675 carte “Dedicata a Te” dell’Inps distribuite dal Comune per comprare beni alimentari di prima necessità.

L’allarme

Per l’assessore Camboni è un problema strutturale. «La pressione fiscale sta facendo danni alla classe media, che sta scomparendo», spiega, «perché adesso anche sul livello della tassazione si sta parlando di un 54 percento su redditi che prima erano considerati medio-bassi. Quindi è proprio un problema di sistema. E la cosa non è assolutamente rassicurante». Perché di fatto quando su un reddito medio-basso lo Stato arriva a prendersi il 54%, quando affitto, spesa e bollette mangiano tutto lo stipendio, è inevitabile che la fila davanti ai Servizi sociali si allunghi. Non è più povertà assoluta, è impoverimento che dilaga. «Il nostro compito è tenere in piedi la rete di sostegno, e non lasciare indietro nessuno», rivendica Camboni, «ma è chiaro che da soli i Comuni non possono reggere l’urto. Serve una politica nazionale che ridia fiato alle famiglie».

Quartu, per ora, tiene. Grazie al lavoro quotidiano dei Servizi sociali, ai finanziamenti pubblici. Ma il segnale è chiarissimo: la povertà ha cambiato faccia, abita nei condomini, ha un lavoro, magari anche due, e non ce la fa più.

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