Il focus

Tour nel “paese” dentro la città«Pirri ha un cuore soltanto suo» 

Vicoli antichi e parchi: le voci dei residenti tra identità e memoria 

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A Pirri c’è chi dice «vado a Cagliari» pur vivendo già in città. Fa sorridere sì, ma anche riflettere: qui l’identità non è solo questione anagrafica, ma un sentimento condiviso che passa per le strade, le storie e le parole dei suoi abitanti.

«Un quartiere con un’anima da paese», e ancora «un paese nella città»: così lo descrivono i tanti incontrati nelle vie del centro, divisi tra chi si definisce fortemente e esclusivamente pirrese e chi invece senza esitazione risponde: «Siamo cagliaritani».

Questione di generazioni

Facile notare la tendenza anagrafica: tra i più giovani a farla da padrona è una lettura più “metropolitana”, mentre gli anziani custodiscono un forse senso identitario. «Anche se vivo a Pirri, quando mi chiedono di dove sono rispondo senza esitazione che sono di Cagliari», racconta Francesca Collu, 22 anni. «Pirri ha una sua identità forte e riconoscibile, ma la sua vicinanza, geografica e culturale, a Cagliari fa sì che io mi senta profondamente cagliaritana. È come vivere in un quartiere con un cuore tutto suo, ma che batte all’unisono con quello della città». Certo non la pensa allo stesso modo Luciano Ibba, 85 anni, in giro al mercato: «Io sono pirrese e basta», dice in campidanese con orgoglio. «Sono nato in via Santa Rosalia, al centro di Pirri, non sono cagliaritano. Noi ci troviamo bene qui, non vorremmo mai andare via». Sorride ricordando la gioventù anche il signor Mario, che di anni ne ha quasi 90: «Noi pirresi eravamo po’ combattivi, cercavamo ragioni per litigare con i cagliaritani e i monserratini».

Sara Cara, 35 anni, la pensa diversamente: «Ho sempre vissuto nella zona più vicina a Cagliari e non ho mai percepito una divisione», racconta mentre passeggia al parco con la famiglia. «Credo che questo sentimento sia più forte tra chi vive nel centro storico, soprattutto tra gli anziani». Per lei e il compagno «Pirri è semplicemente un quartiere di Cagliari».

Identità e servizi

Per alcuni il sentirsi pirresi passa anche dal rapporto con i servizi e con le istituzioni. «Facciamo parte del Comune di Cagliari ma spesso ci sentiamo esclusi e poco ascoltati», racconta Silvia Savona, descrivendo un legame fatto di «amore e odio», appartenenza e distanza. La nostalgia è quella per una Pirri che riusciva a bastare a se stessa: «Sotto i portici di piazza Italia c’era tutto, dalle scarpe all’abbigliamento per bambini, la drogheria, il panificio. Oggi molti servizi ci mancano». Eppure questo non incrina il rapporto, anzi lo rafforza. «Sarà anche piena di problemi, ma non sceglierei nessun altro luogo per vivere», dice con lei l’amica, Francesca Contu.

Al parco dell’Ex Vetreria la risposta alla domanda “Pirri è Cagliari?” arriva corale: «Pirri è Pirri. Non lottiamo per separarci, però se tornassero tutti i servizi e le botteghe di una volta non avremmo mai bisogno di spostarci a Cagliari». A essersi persi con il tempo, non solo luoghi dove fare acquisti, ma punti di incontro e simboli di una comunità. «Mia madre conserva ancora le bacchette di vetro realizzate dai fratelli nei laboratori della Vetreria», racconta Savona, trasformando un oggetto in un frammento di storia condivisa.

Una doppia anima

A spiegare questa doppia appartenenza è anche la storia. Annalisa Saddi, già consigliera della Municipalità e oggi alla guida – con le sorelle – della storica pasticceria Mariuccia, non ha dubbi: «Siamo orgogliosamente cagliaritani, ma ancora più fieri di essere pirresi». Un tempo Pirri era un grande centro vitivinicolo tra i più importanti dell’Isola: decine di aziende, il vino esportato attraverso il porto, la stazione ferroviaria tra le prime attive. «La Zedda Piras è nata qui, un altro esempio è quello dell’acetificio Spiga: un orgoglio pirrese che è arrivato sino a noi», spiega Saddi. La stessa Ex Vetreria produceva il vetro delle bottiglie e il packaging del vino. «Siamo ancora un paese in cui tutti ci conosciamo», racconta Saddi, «oggi Pirri è una municipalità immersa nel verde, tra il parco dell’Ex Vetreria e quello di Terramaini, tante associazioni e una Pro loco rinata da poco». Restano le criticità, prima fra tutte il dissesto idrogeologico, «ma la nostra identità sta proprio nel tenere insieme passato e futuro». La doppia anima è tutta qui: «Guardiamo al futuro, siamo parte della città metropolitana, ma con radici fortissime che tuteliamo ogni giorno».

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