Il caso.

L’ex sindaco: «La variante al Puc salvò Guspini dalle pale» 

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A Gonnesa la Giunta che approvò il Puc vide lontano. Infatti, nel Piano urbanistico aveva vietato il fotovoltaico a terra, ma aveva consentito solo quello sui tetti delle zone agricole. Il coordinamento con la Regione ha reso possibile – grazie al Puc – lo stop alla realizzazione di un progetto fotovoltaico nelle campagne del paese. A certificarlo è una sentenza del Tar, che richiama la co-pianificazione tra enti: «Il piano regolatore generale è un atto avente natura complessa in quanto alla sua formazione concorrono le volontà di due Enti diversi, il Comune e la Regione potendosi ben parlare di una funzione di copianificazione urbanistica». Come spiega Mauro Pili, curatore del piano Pratobello 2026, sui suoi canali social, «quello di Gonnesa è un avallo indiscutibile della mozione Pratobello 2026 da parte del Tar». E l’assalto all’Isola sarebbe di sicuro respinto «se venissero presentate 377 varianti urbanistiche, una per Comune sardo, fondate sui principi della Pratobello 2024, da adottare attraverso l'art. 3 lettera f dello Statuto, attuando il Regolamento europeo sulla rigenerazione della natura e la tutela di quella integra». Qualcosa di simile alla variante del Puc di Gonnesa fu fatta a Guspini nel 2006: «Era il primo periodo dell’ondata eolica e nel nostro territorio, ma anche in quelli di Gonnosfanadiga e Pabillonis, con incentivi ai proprietari delle aree, le multinazionali avrebbero voluto realizzare 300 torri», dice l’ex sindaco Francesco Marras. «Approvammo la variante al Puc inibendo all'eolico tutto il territorio comunale, limitandone la possibilità a una ristrettissima area a ridosso della zona industriale alle installazioni eoliche. Convincemmo la Regione e, grazie a quel Piano urbanistico, riuscimmo a bloccare l’assalto nel nostro territorio. Pensate, ne erano previste fino alla zona archeologica di Neapolis. Oggi a Guspini non si possono realizzare impianti eolici». Sulla bocciatura del progetto fotovoltaico di Gonnesa interviene anche Luigi Pisci, del comitato Sarcidano: «Quando i Comuni agiscono nel senso di una pianificazione precisa e attenta, le società speculative possono essere respinte».

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