Il ricordo

Tiziano ora dorme cullato dai genitori 

La tomba rosa in cimitero a Samassi: «Il dolore ha portato via mamma e papà» 

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Samassi. Due fasci di crisantemi rosa e gialli sulla tomba di famiglia. «I colori non mancano mai. Quante volte gli amici di Tiziano, e persino tante persone che arrivano da fuori, si fermano per lasciare un fiore…». Sabrina e Manuela Cocco accudiscono qui il fratello più piccolo, e la madre e il padre che sorridono dai grandi ritratti appuntati sulla lapide di granito rosa. Nel cimitero di Samassi, ieri era tutto un daffare di secchi e di spazzole sopra i sepolcri, mentre cominciavano le visite per Ognissanti e c’era chi, tra i forestieri, domandava “È questa la tomba di Tiziano Cocco?” prima di fermarsi in preghiera.

L’ultimo saluto

La tomba di Tiziano e dei suoi genitori Assunta e Narciso, scomparsi nel volgere di neanche tre lustri dopo la morte del figlio. «Mamma il 5 maggio del 2012, papà il 7 ottobre del 2020», fa i conti Sabrina. «Forse era il tempo assegnato loro su questa terra, non possiamo saperlo. Certo è che non meritavano un dolore così grande». Sabrina, classe 1964, è la grande di casa. «Avevo dieci anni quando è nato Tiziano», racconta. «Per me non era solo un fratellino, era come un figlio». E un po’ lo era anche per Manuela, 61 anni, la secondogenita; mentre Andrea, classe 1968, era più vicino come età. Li ricordano uno per uno, quei giorni in cui la morte è entrata per la prima volta nella casa di famiglia. La sera del 24 ottobre 2007, mamma Assunta aveva salutato il figlio che partiva per il giro di consegna della frutta nei market del Nuorese. «Mi presti cinque euro per la benzina?», le aveva chiesto lui.

L’orrore e lo sfinimento

Il resto della storia di Tiziano Cocco, 33 anni, camionista di Samassi gettato vivo nelle putride acque del pozzo di Manasuddas, l’antica caserma dell’Arma a quattro chilometri da Oliena, è finito nelle pagine dei fascicoli giudiziari e sulle colonne di cronaca nera. All’alba del 27 ottobre, il suo corpo venne recuperato assieme al cadavere nudo e oramai saponificato di Pietrina Mastrone, olianese di 41 anni. Lei, chiarirono le indagini, era finita in quella bocca d’inferno due settimane prima; lui, invece, indossava i jeans e la felpa che gli aveva prestato il cugino, nelle unghie la muffa verdastra delle pareti della cisterna alle quali doveva essersi aggrappato prima di cedere all’orrore e allo sfinimento.

I viaggi per il processo

È morto senza una ragione, vittima di una banda di rapinatori balordi e miserabili che pensavano di trovare nel suo furgone chissà quale bottino, oltre ai 5 euro che gli aveva imprestato la madre. «Certo, ne parlavamo», confidano Sabrina e Manuela. «Ma chissà quante volte mamma ci ha pensato in solitudine, agli ultimi attimi di vita di Tiziano». Come il marito, Assunta Lecis non è mai mancata a un’udienza in Tribunale. Ventisei viaggi da Samassi a Nuoro per il processo di primo grado, e poi sette trasferte fino a Sassari per l’Appello. Accanto a Narciso, aveva voluto ascoltare la sentenza - ergastolo per gli olianesi Mauro Giuseppe Fele, Mario Deiana e Sebastiano Pompita - prima di ritrovare un poco di pace. Da quel giorno, Assunta è rimasta in vita sei mesi ancora, minata dalla malattia e dalla spada nel cuore, prima di chiudere gli occhi e riprendere in grembo il figlio perduto. Aveva 69 anni.

Gli anni della nostalgia

«Papà diceva “Mi manca la sua forza”. Aveva un carattere solare, aperto, ma la morte di mamma lo ha travolto». Dopo la scomparsa della moglie, Narciso Cocco ha seguito anche il secondo processo d’appello, a Cagliari, celebrato nell’autunno del 2013. «Ci sono i miei figli con me, certo», diceva ai cronisti, «ma non c’è Assunta, non c’è il mio amore». Quell’autunno, esattamente il 27 novembre, avrebbero dovuto festeggiare 50 anni di matrimonio, e invece si era ritrovato solo. Sette anni, ha vissuto senza la moglie, nella grande casa vuota di via Luigi Onnis costellata di ritratti di Tiziano, la stanza del figlio custodita come un sacrario. Il nido di conforto costruito pazientemente da Assunta. «“Ovunque mi giro, voglio vederlo”, diceva mamma. E anche papà, soprattutto dopo che lei non c’era più, ne traeva conforto», raccontano Sabrina e Manuela.

I doni del tempo

Il prossimo, saranno vent’anni dalla morte di Tiziano Cocco. Altro dolore è arrivato da allora, ma anche tante cose belle. «I nipotini, per esempio», sorride Sabrina, nonna orgogliosa. «Mamma non li ha conosciuti, purtroppo; papà invece ha fatto in tempo». Assunta e Narciso adesso riposano qui, nella lucida tomba di granito rosa del cimitero del paese. Insieme a Tiziano, il figlio ritrovato.

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