Il personaggio

Dario Prefumo,  una vita dalla parte  della consolle

Il dj si guarda indietro a 46 anni dal debutto «La notte? Oggi la si vive in modo diverso» 

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C’è stato un tempo in cui per imparare a fare il dj non c’erano tutorial, waveform, sync e neppure troppe persone a cui chiedere come si facesse. Si guardava, si ascoltava. E magari si passava una serata appesi alla regia di un locale per capire cosa stesse facendo quello dall’altra parte. Dario Prefumo, classe 1964, la notte cagliaritana l’ha vissuta così. Lavora come agente di commercio nel settore farmaceutico e si occupa di telemedicina. La musica, però, è esiste da sempre.

«Da piccolo – racconta – ascoltavo di tutto: Genesis, Pink Floyd, De Gregori, Mina, Lucio Battisti, tanto funk e disco». Alle scuole medie c’erano le feste in casa: ognuno portava qualche disco e qualcuno doveva decidere quale mettere dopo. «Ci divertivamo a sceglierli e metterli in sequenza. Non avevamo il mixer, quindi tra un disco e l’altro c’era una pausa».

«Appesi alla regia»

Una sera dell’aprile 1978 il fratello lo porta al Lido. In consolle c’è Filippo Lantini. «Rimasi colpito dalla sua musica, era fantastica. Quella sera capii che volevo diventare dj».

Il Lido diventa una scuola. Dario ci va con Roberto Barrago e altri amici. Ballano, certo, ma soprattutto osservano. «Spesso finivamo appesi alla regia a guardare Filippo». Roberto compra due giradischi e un mixer e durante la settimana si prova a casa sua. Dischi, tentativi, errori, provando e riprovando due pezzi che sono diventati il suo mantra: “Bounce, Rock, Skate, Roll” dei Vaughan Mason & Crew e “Rapper's Delight” della Sugarhill Gang.

«Metti due dischi»

La prima volta davanti a un pubblico arriva nel 1980, al Lipstick di via Zagabria, che l’anno dopo sarebbe diventato Xenon. È un sabato pomeriggio, il locale è pieno, ci sono circa cinquecento persone. Il dj è Marco Falchi, suo vicino di casa, che ha già ascoltato qualche cassetta registrata da Dario. «Mi disse: vado in bagno, nel frattempo metti due dischi. Mi tremavano talmente tanto le mani che non riuscivo ad appoggiare la puntina». Parte “Burn rubber on Me” dei The Gap Band. Poi i Delegation con “You and I”. Dario continua, tanto che passano più di venti minuti prima che Marco torni. «Mi guardò e disse: “Tutto bene? Piaciuto lo scherzo?” Lo ringrazio sempre». E insieme a lui ringrazia Filippo Lantini, suo maestro, e Giulio Massidda, persone importanti non soltanto musicalmente.

Serate indimenticabili

Da quel sabato le serate sono diventate troppe da contare. Lido, Villarosa con Sese e Luciano, Charlie, New Magical, Kilton, Aquarium con Filippo e Giulio, Capo Blu, Cormorano alla Maddalena, K2, Altura, Planetarium, Sa Launedda, Zero, Buddha Beach, Crocodile, Tsunami, Fuori Luna. E tante stagioni insieme a Gianni Casella, altro nome storico della notte cagliaritana.

«Piste sempre più piccole»

Quarant’anni e più dietro una consolle sono anche un buon osservatorio della città. Sono cambiati i locali, sono cambiate le persone e il modo di uscire. «Negli anni Ottanta e Novanta era un altro mondo. La scomparsa dei club e delle disco ha portato la gente a vivere la notte in maniera diversa. Oggi vedo locali pieni di tavoli e piste sempre più piccole». Ai giovani che si avvicinano al mestiere consiglia di farlo per passione, quella passione ed energia che hanno perso le disco: «Prima ci andavi per la musica e per il dj, erano un punto d’incontro».

La musica è cambiata

Per Dario è cambiata anche la musica. «Qualche anno fa, a ogni nuova stagione, uscivano una ventina di pezzi di qualità e potevi costruire una buona prima scaletta. Oggi faccio fatica a contarli sulle dita di una mano». Lui però è ancora lì e continua e dopo tanti locali, migliaia di dischi e generazioni passate davanti, dice di provare ancora «la stessa emozione e la stessa intensità degli esordi». Non è rimasto solo a parlare di ricordi, ma è ancora dietro al mixer con la voglia di cercare il disco giusto. Con un po’ meno tremore alle mani di quel pomeriggio del 1980.

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