Oltre 10 anni di discussioni, ma ora per il nuovo stadio del Cagliari si è davvero arrivati all’ultimo passo. La necessità di approvare il Pef in tempi brevissimi, e rispettare le tempistiche dell’Uefa per Euro 2032, fa sì che non ci sia più possibilità di temporeggiare, perché gli scogli principali sono stati risolti: diritto di superficie, gestione dei parcheggi e canone di concessione.
La discussione in Consiglio comunale, avvenuta ieri sera, ha evidenziato un punto fermo: nessuno, in Aula, è contrario alla costruzione del nuovo stadio. Un impianto che, oltre a eliminare il vecchio Sant’Elia (abbandonato dal 2017), sarà fruibile 365 giorni all’anno e che – di conseguenza – potrà generare ricavi e posti di lavoro superiori a ora.
La riqualificazione
Del nuovo stadio se ne parla da dicembre 2015, data in cui era partito questo progetto. Prima ce n’erano stati altri, «ma si erano limitati a portare in Aula un plastico», ricorda il sindaco Massimo Zedda nel contestare apertamente i precedenti tentativi, non andati a buon fine. «Ora invece c’è qualcosa di concreto, col presidente Giulini che mi contattò il 3 giugno 2014: prima ancora di comprare il Cagliari».
Il sindaco replica alle critiche: «Chi dice che è un regalo a un privato mi porti 100 partecipanti alla gara pubblica. Fare investimenti di un certo tipo qua non è come farli in un contesto europeo». Ed estende il discorso oltre il lato sportivo: «La sua costruzione ha una valenza sociale, porterà a rilanciare l’area di Sant’Elia».
Le precisazioni
In Aula, l’assessore allo Sport Giuseppe Macciotta dà un dettaglio non secondario: «Il canone di concessione», annuncia su una delle precedenti grosse criticità, «sarà per i primi 25 anni da 100mila euro e nei restanti 25 da 200mila euro, raggiungendo così la cifra media di 150mila euro che abbiamo definito col Cagliari».
Ma c’è di più: «Il consulente che abbiamo incaricato ci ha indicato come cifra congrua per il canone 118mila euro, inferiore a quanto concordato», illustra Macciotta. «In ogni caso, possiamo arrivare alla dichiarazione di pubblico interesse col Pef approvato dagli organi ministeriali e dall’Aula che ha votato. Per bandire la gara pubblica entro giugno-luglio e partire coi lavori».
Le reazioni
Lo stadio, a differenza di quanto fatto col Sant’Elia e l’Unipol Domus, non sarà un impianto soltanto per il calcio: fra hotel, centro benessere, area congressi e possibilità di ospitare grandi eventi avrà tante opzioni aggiuntive. «Siamo a un punto di ritorno: quest’opera ora deve andare avanti», il messaggio di Edoardo Tocco (Forza Italia). «Dovesse saltare, faremmo una figuraccia con tutto il mondo: è lo stadio della città di Cagliari».
Fra i più critici, il consigliere Giuseppe Farris (CiViCa 2024). «Bisogna escludere che ci siano aiuti di Stato, ricordo che abbiamo un bond di Sfirs da 30 milioni. Secondo me siamo davanti a un grande investimento pubblico, per giunta con il project financing già giudicato illegittimo da febbraio. Vorrei capire quali siano i vantaggi ed evitare che ci possano essere errori nel progetto».
Fra i tanti interventi in Aula, pur avendo posizioni diverse, una convergenza c’è: quella di fare lo stadio. «Faccio il tifo perché ciò accada: secondo me tutti i problemi sono stati risolti», ha detto Roberto Mura (Alleanza Sardegna). «Uno stadio moderno sarà un landmark architettonico per la città, con 9.400 nuovi posti di lavoro stimati», spiega Ferdinando Secchi (Lega – Anima di Sardegna). «È un investimento straordinario per la città, con ricavi dati da tanti eventi», fa notare Davide Carta (Pd). «Tiene insieme sviluppo urbano e identità, con la riqualificazione di Sant’Elia e nuove opportunità economiche oltre a uno stadio moderno», evidenzia Alessio Alias (Progressisti). «A chi discute le cifre, ricordo che molte attività a Cagliari chiudono perché hanno un canone troppo alto», afferma Pino Calledda (M5S).
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