Sulla carta è la “paziente 001”. Basta guardarla negli occhi per cogliere tutta la carica d’amore che si nasconde in quella sigla. Giulia Salis, oristanese, per i medici è un caso unico al mondo: malata oncologica, ha deciso di interrompere le terapie per diventare mamma. «Una scelta rischiosa che rifarei senza esitare. I miei tre bambini sono una benedizione e la mia forza». Masso fisioterapista, 35 anni, adesso si gode i figlioletti mentre la sua storia clinica è sempre sotto la lente degli specialisti. Quella umana riempie di tenerezza e dà speranza a tante altre donne.
La storia
La vita di Giulia era quella di una ragazza come tante fra lavoro, progetti e il sogno di una famiglia. Poi nel 2019 la diagnosi di tumore al seno. «Quando l’ho saputo ho avuto paura, ci sono stati momenti difficili ma non mi sono mai arresa – racconta – ho subito due mastectomie nell’arco di pochi mesi». Il sogno di avere dei bambini rischiava di infrangersi, tanti i rischi legati alle cure ma per Giulia il desiderio di maternità è stato più forte. «Prima di iniziare la terapia avevo contattato lo Ieo e il San Raffaele di Milano per il congelamento degli ovuli così in futuro avrei potuto tentare di avere un mio bambino» ricorda. «Senza perdere tempo, il 6 maggio 2019 ero in ospedale per il congelamento di dodici ovociti, due giorni dopo la prima chemioterapia». Seguono altri 15 cicli di chemio, terapie sperimentali e trenta sedute di radioterapia con effetti sul fisico e la salute che si sentono ancora oggi. «Al termine delle cure i medici mi dissero che ormai ero sterile, mi inserirono nel percorso “Bpositive” di Milano sottoponendomi a tutti i test genetici» spiega la giovane mamma che fra un ciclo di chemio e l’altro ha trovato anche la forza per sposarsi. «Non potevo rinunciare anche al nostro progetto di vita» sorride mentre lo sguardo si posa sul marito Luca Satiro.
La svolta
Un anno dopo finisce il ciclo di terapia più aggressivo e «a 36 mesi dalla diagnosi insieme ai miei medici, che ormai sono diventati i miei angeli, decidiamo di interrompere le cure – racconta – la mia oncologa Laura Orgiano e il ginecologo Giovanni Maricosu mi hanno monitorato e seguito con grande professionalità e umanità». Controlli periodici e sempre quel desiderio di diventare mamma. «Volevo un bambino, ci abbiamo provato naturalmente ma non arrivava – osserva – a maggio di quattro anni fa abbiamo provato con la fecondazione assistita e al primo tentativo sono rimasta incinta». Una gioia immensa, «il 20 febbraio 2023 arriva Zeno. Il bimbo sta bene e noi iniziamo un percorso bellissimo sempre sotto stretto controllo». Proprio durante una di queste visite emerge una ripresa della funzionalità ormonale. «I medici ci dissero di stare attenti anche se era difficile un’altra gravidanza» sorride. E invece, contro tutti i pronostici, otto mesi dopo la nascita del primo figlio arriva la sorpresa. «Ricordo ancora lo stupore della dottoressa Orgiano quando al telefono mi disse che ero incinta». Anche in quel caso controlli continui, a luglio di due anni fa la nascita di Rafael, in modo assolutamente naturale. «A dicembre scorso avevo un’importante carenza di ferro ma non c’era alcun problema: ero di nuovo incinta» sorride mentre stringe fra le braccia Eliah, l’ultimo nato il 22 giugno.
Il record
«Mi hanno contattato da Milano dicendomi che sono il primo caso al mondo nella mia fascia d’età con tre figli in tre anni e mezzo, e il mio quadro clinico – spiega – Sono felicissima, i bambini sono la nostra forza. Abbiamo vissuto momenti difficili, mi avevano data per morta e invece ce l’abbiamo fatta. Mio marito è stato fondamentale, non mi ha mai fatto sentire meno donna per via della mia malattia». La sua è una storia che dà fiducia come ripete l’oncologa Orgiano del Policlinico di Monserrato. «Insieme al collega Maricosu del Brotzu abbiamo seguito tutto il percorso di Giulia, sorprendente per il coraggio e la voglia di vivere – spiega – e per il messaggio di speranza che dà a tante altre ragazze».
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